Category: fuori dagli schemi


Sì, io ti consideravo cheap. E le streghe sono tornate, ieri notte, in schieramento da battaglia Accorsi, Zaccarelli, Chiarotti e Biolchini.
Io credo che raccontare tutto quello che è realmente accaduto sia effettivamente troppo, perciò, vi lascerò solo qualche cammeo di memorabilia.

*Il presagio. PapaIegor che, prima di uscire si raccomanda di Non bere troppo.

*Il presagio #2. La concomitanza della cadenza annuale del nostro Non-Capodanno.

*La voglina. “A me quel Cà del Bosco Prestige, ieri sera, mi ha acceso una voglia irrefrenabile di bolle…” “Anche a me”.

*Noi. Bellissime. E il suono dei nostri tacchi furbetti sulle strade del centro.

*I raccontacci. I cofanetti dvd del The Best of GF e le serate al Mamma Orsa delle nostre nuove amiche.

*PapàSandro e lo Zio Beppe che entrano in gioco e la proclamazione definitiva del nostro Non-Capodanno 2009.

*Lo Snoopy del Venerdì e la Sex and City night, at last.

*La rovina-famiglie. Io che trovo un mio stupidissimo ex amante e decido che è giusto andarlo a salutare esattamente quando al suo fianco c’è la povera fidanzata in abitino cheap e capelli color Barbie (grassa però). Conseguente disastro famigliare, con litigata, lei che si piazza sul divanetto a braccia conserte e mi guarda e mi giudica. Ma anche noi la guardiamo e la giudichiamo, e noi siamo in quattro.

*Matte e la lista per 200. L’analcolista più scemo che io conosca. ♥

*Il Tavolaccio improvvisato. Thelma che scappa dalla cambusa con una boccia di Champo in braccio. Noi, che, magicamente ci troviamo con due bocce (non nel senso di tette, di quelle ne abbiamo almeno otto) gratis al tavolo, due anziani, Giorgio e Max Boni. E i passanti che non ci possono credere.

*”Vecchia, ma tu, quando eri giovane, cosa pensavi di quelle a fare le puttane ai tavoli con gli anziani?”
“Le guardavo e le giudicavo.”

*La Chiarotti e lo Zio Beppe che giocano coi cellulari sui divanetti.

*I Carabbinieri. “Tu e C*** in una camera, ma da soli, noi non interagiamo. Io ti contemplo senza penetrarti.”

*I nostri vicini di tavolo. E qui non farò nomi per non rovinare altre vite umane.  ”Ecco perchè non me l’ha data… bisognava pagare!” (No, vecchio, bisognava avere un pisello normale).

*Io, Thelma, Max Boni e Giorgio, al tavolo. I brindisoni e le situazioni assurde.

*I miagolii.. “More… un po’ ubriaca…”

*L’incontro con il mio nuovo desiderio sessuale e lui che mi dice languido ”Tu.. eri al locale, prima…” Sì, cazzo! C’ero… dai, eh.. VELOCE.

*Gli amanti che ti danno le abbracciatone e ti dicono “Io però ti voglio bene”, un po’ fanno male al cuore, perchè sembrano splendidi, disinibiti, perversi… ma alla fine hanno voglia di amore, anche loro. (o forse mi aveva solo detto “Ti voglio Pene” e io non ho capito…)

*Gente che parla di noi e la netta sensazione di essere tutte (beh, almeno io e Thelma di sicuro, se non altro per i record di presenze in campionato) schedate.

*La Silviet trascinata via con le unghie conficcate nel tavolino.

*Quella sensazione meravigliosa, di ebbrezza da Champagne, di leggerezza, di sensazione che, in una notte così, tutto può veramente succedere.

Io, le amiche, la notte e la città.

 

ps. io vi amo. e stasera, seduta defaticante… al Pineta.

 

 

Roma, 16 dicembre 2009 – Ore di attesa per i fan dei Red Hot Chili Peppers. John Frusciante, il chitarrista simbolo della band, torna a far parlare di sé per una probabile rottura.
 Secondo voci che circolano sul web, il musicista avrebbe nuovamente lasciato il gruppo di Anthony Kiedis, Flea e Chad Smith. Il sito Musicradar, infatti, sostiene che sarebbe già stato trovato un sostituto di Frusciante, Josh Klinghoffer, che starebbe già suonando con i Red Hot già da alcuni mesi. Sempre secondo Musicaradar, il chitarrista avrebbe preso questa decisione volendo dedicarsi sempre di più ai suo progetti personali. “Tutta la macchina organizzativa di una grand rock band non lo attrae più” ha spiegato la fonte, “è interessanto solo ad occuparsi dei suoi progetti e dei suoi album solisti”.
 La notizia fa particolarmente scalpore, visto che Frusciante lasciò la band già una prima volta nel 1992, quando si allontanò per disintossicarsi dall’eroina e per i continui litigi con gli altri membri del gruppo. Fu sostuito da Dave Navarro, chitarrista dei Jane’s Addiction, fino al 1999, quando il ritorno di John segnò anche il grande successo di ‘Californication’.

Circa 10anni fa leggevo per la prima volta Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Era il secondo anno del liceo e fu la prof di Lettere a darcelo in lettura. Scettica, ovviamente, perchè era un consiglio di una autorità che, al tempo, non rispettavo dovutamente, inziai la lettura. Una sera mi bastò per innamorarmi di quelle pagine adolescenziali, piene di vita e passione distruttiva e amore, quell’amore disperato e allo stesso tempo leggero come una brezza primaverile. Ero io, lì dentro. Quel sentirsi stretti in uno schema non nostro, la voglia di fare un salto fuori dal cerchio che ci era stato disegnato attorno. La voglia di amare e urlare contro ciò che scandalosamente non andava. Ero pura dinamite. Erano i mesi dei Red Hot Chili Peppers ascoltati a ripetizione, a consumare i cd, comprati con i primi risparmi. I mesi dei pomeriggi passati con la Paola, in camera con la musica alta, sdraiate sul letto a immaginarci grandi, a fantasticare sul cosa avremmo voluto fare. Volevamo andare via, essere indipendenti da tutto, pensavamo di non avere bisogno di nulla. Eravamo invincibili. Passavamo le giorante in giro, noi due. Quel pomeriggio in scooter, in cui ad un tratto iniziò a piovere violentemente e noi cantavamo, fino a farci bruciare la gola, contro il vento e la pioggia, lo ricordo come fosse ieri. E la telecamera sempre con noi, per carpire quei momenti di essenziale energia, perchè non volevamo finire mai. Nemmeno nel ricordo. Eravamo io, la Paola, la Marcy e la Trù, domenica scorsa, sdraiate sui lettini del thermarium di un club privato; come dieci anni fa, sdraiate nella palestra del Sigonio a far finta di star male per non fare fisica. Ora parliamo di lavoro, di viaggi, di case, di cose fatte e di cose che faremo; le voci sono le stesse, ma hanno un suono più concreto. Mentre ci guardavo, sbirciando da dietro il sipario, mi chiedevo se ci fossimo, in qualche modo, negli anni tradite; e, da un lato, è vero che non siamo più le stesse; io, ad esempio, pensavo che sarei diventata un’artista, che avrei passato le mie giornate a leggere e scrivere e disegnare e contemplare la natura (e le serate a sbronzarmi moltissimo), non è stato così, ora non ho più tutta quella rabbia verso il sitema, le istituzioni, la famiglia, sono più serena. Sì, forse ho tradito la rabbia di quella adolescente con le catene ai polsi che scappava via di notte, ma non mi sono sottomessa. Ho capito, maturando, duramente, che la felicità c’è, ma si ottiene costruendo, non distruggendo. Che nessun posto è lontano, se siamo noi a raggiungerlo, con una volontà capace di scardinare qualsiasi briglia. Io un salto fuori dal cerchio l’ho fatto, ho deciso di essere padrona della mia realizzazione, ho deciso di essere il mio mezzo.
Come John, ho fatto i miei dieci anni sfrenati, di follia, all’apice, disgreganti; ora esco dal gruppo, dal gruppo della me immatura e senza cammino, e continuerò con gli eccessi forse, ma con una stella da seguire.
A rileggere le frasi di quel libro oggi, mi viene da sorridere. Perchè sono un po’ infantili e non sono più il mio specchio, ma hanno ancora quella luce, quella freschezza, che, in fondo, non voglio perdere.

“e a inizio marzo splendeva già il bel tempo in città, e ogni mattina Dio srotolava un cielo talmente azzurro con certe nuvole d’ovatta candida appese in lontananza che era impossibile non ghignare di felicità e affacciarsi al balcone o uscire in strada e resistere alla tentazionedi gridargli: grazie capo, non lo dimenticheremo!”
E.Brizzi – Jack Frusciante è uscito dal gruppo

Mi dispiace, per me è un no.

Sapete quei momenti in cui avete la netta sensazione che, qualche ora dopo, penserete di avere proprio avuto un’idea di merda ad accettare quell’invito a cena? Ecco, sì, direi che questo rispecchia più o meno concretamente ciò che ho pensato io, qualche sera fa, salendo su un’Audi di un 40enne in Mon Claire bianco (non credevo che per legge si potessero vendere anche ai maggiorenni). Che, voglio dire, sulla carta era anche un buon investimento, di quelli a basso rischio e a performance media, il problema è stato il tragico crollo dei mercati durante la cena.

Fase 1 – Il viaggio e i racconti di circostanza.
Chiacchere generiche sul cosa fai ora, la tua vita come va, io bene, ho cambiato lavoro, etcetera etcetera etcetera… Insomma 60km di inutilia circostanziali scivolate via tranquillamente, solo intervallate da qualche stucchevole complimento di troppo.

Fase 2 – La cena e la telenovelas brasiliana della seduzione.
Pedro. Oh, Pedro. Jo te hamo. Appena dopo aver passato in rassegna tutte le firme a cui appartengono i miei vestiti (non credo ci sia nulla di più volgare), inizia una interminabile serie di discorsi pesantissimi. Sperticati complimenti sulla mia bellezza indescrivibile, intelligenza inarrivabile e classe senza fine. Poco credibile e a tratti fastidiosissimo. Per non parlare dei continui tentativi di prendermi e accarezzarmi la mano (a parte che se mi rapisci una mano non riesco a tagliare la carnazza, poi, comunque, è molto irritante). Il climax è stato un dialogo di questo genere:
C. ‘Sai, esistono luoghi in cui arriva l’acqua termale direttamente nelle stanze d’albergo?’
V. ’Mhm.. davvero? Dove?’
C. (sguardo languido e voce alla Julio Iglesias) ’Nell’hotel nel quale ho prenotato per noi questa notte…’
V. (silenzio. poi rido) ’Non crederai veramente che io venga in albergo con te, stanotte?’
Credo che stesse per piangere.

Fase 3 – La Tregedia.
Per uscire dal turbine di melassa vomitevole in cui cercava di trascinarmi, sapendo che ai tempi della nostra prima conoscenza (due anni indietro) era fidanzato, tento con una battuta: ‘Beh, la tua ragazza ti sopporta ancora?’
E qui, la Tragedia. Un bambino beccato con le mani nella marmellata. Balbuzie, sudori freddi e una serie interminabile di luoghi comuni di filosofia spicciola sulla vita, l’amore e la tauromachia. Contestualmente, il tentativo di sbronzarsi il più presto possibile per non assistere ad un tale sfacelo, ha iniziato a versarsi compulsivamente il vino nel bicchiere, ho contato almeno sette volte in cui ha cercato di riempire il bicchiere dalla bottiglia vuota. Bene.

Fase 4 - La tentata violenza carnale.
Non pago del disastro che si stava rivelando la cena, davanti alla cassa, il nostro eroe, ha pensato bene di tentare di infilarmi quattro metri di lingua in gola.
Ora, posto che odio, e ripeto ODIO, queste cose anche fatte da un fidanzato, figuriamoci da uno sfigato che non ne ha imbroccata una! Perciò lo spintono, con classe però. Lui ritenta, allora mi innervosisco e ad alta voce lo apostrofo così: ‘O vai a pagare VELOCE oppure pago io’. Paga a orecchie basse.
Usciamo, mi costringe a fare una tragica passeggiata al gelo, riprova a baciarmi, lo respingo decisamente, mi palpa il culo e io mi incazzo irrimediabilmente.

Fase 5 - Il viaggio di ritorno ovvero, Il Monologo.
Assunzione compulsiva di cewingum, credo ne avesse cinque in bocca, contemporaneamente.
Primo step, tentativo di autoconvinzione: ‘Non capisco perchè tu mi voglia baciare ma ti trattieni! Devi lascairti andare ai tuoi sentimenti… ai tuoi istinti…’ (ecco, no, non mi trattengo affatto, e te lo dico anche).
Secondo step, dolorosa giustificazione: ‘No, comunque, tu non ci sei stata perchè non mi piaci abbastanza. Se mi ispirassi di più sicuramente anche tu ti saresti sentita più coinvolta e a quest’ora chissà dove saremmo…’ (già. chissà. peccato per quell’albergo, eh. chissà quanto ti è costato)
Terzo step, il cambio delle carte in tavola: ‘No, comunque, volevo dirti che tu per me sei un’amica, eh. Non avrai mica creduto nulla di più?’ (no, vecchio, scherzi? quando ti si sgonfiano i pantaloni mi avverti, eh.)
Quarto step, l’insulto: dopo un lungo silenzio, ‘La consulente finanziaria eh? Non credo tu sia adatta per quel lavoro.’
Ecco qui ha davvero rischiato le percosse. Mi sono trattenuta solo perchè la corsa in ospedale avrebbe rallentato il mio rientro a casa.

Fase 6 – I Saluti.
Entra nel parcheggio dove io ho la macchina, posteggia, spegne il motore, mi guarda e mi dice che è stato bene. Io apro lo sportello, scendo e lo saluto.

No, mi dispiace, per me è un no. Lo faccio per il pubblico a casa.

 

ps. Ah, credo anche che si tinga i capelli.

 

P.s.: being Father Ralph

Ah, a proposito delle storie ridicole di cui sotto, si può dire che ho fatto sesso in canonica (non in posizione canonica, proprio la canonica con l’acquasantiera e compagnia bella)?

Volevo tenerlo per me, ma non ce l’ho fatta, questa storia fa troppo ridere.

pi-piesse: mi scuso ufficialmente con i cinque ragazzi che ieri, all’irish, sono scappati ascoltando casualmente il raccontaccio ecclesiastico. Dai, su, alla fine era solo il luogo inusuale, mica mi sono trombata Ratzinger!

La morte ti fa bella

Qualche giorno fa mi sono trovata, insieme alla mia socia Paolita, a vagare per le basse campagne bolognesi in cerca del luogo nel quale eravamo state convocate per un colloquio per un lavoretto serale. Dopo esserci perse più volte e compreso che Google maps è aggiornato agli stradari del 1956, troviamo, quasi per caso, l’indirizzo segnalatoci. Una casa, in campagna, con fienile e pollaio. Bene, mentre io già ci vedevo sgozzate insieme alle galline, la Paola chiede spiegazioni telefoniche, così, compresa l’inesattezza della meta, ci muoviamo secondo dettami. Ora, nel bolognese probabilmente hanno un concetto dei numeri civici piuttosto vago, direi, in quanto il luogo del colloquio si trovava 300mt più avanti della casa dell’orrore, sul lato opposto della strada, con lo stesso numero civico.  L’affare già si faceva cupo, ma decido di comunque di avere fiducia. Quindi entriamo, un po’ timorose,  in questo maxi centro dimagrante-rassodante-depilante-fotoprotoimbellente all’americana, con finestroni, specchi e una scala a chiocciola di cemento armato del diametro di uno shuttle. Ad accoglierci ben tre receptionist, non uno, tre, con tanto di camice bianco (ora, dovete pure spiegarmi a cosa cavolo ti serve un camice bianco per rispondere al telefono e cazzeggiare su Fb…) che, prontamente, ci mettono in attesa sugli scomodissimi divanetti all’ingresso, davanti ad un cesto di caramelle dietetiche, informandoci che la dottoressa era impegnata e ci avrebbe chiamate appena possibile. A breve avvertiamo qualcuno che discende, con la leggerezza di una mandria di bufali, la scala galattica. Ci si presenta una secchissima e tettona ragazzina mora, avviluppata in un tubino nero sottovuoto, traballante su un paio di décolléte con punte studiate apposta per schiacciare gli scarafaggi negli angoli. Tipica segretaria scema e, di conseguenza, apostrofata come tale, per poi comprendere, un istante dopo che si trattava invece della dottoressa in persona. Iniziamo bene. Aspettandomi che da un momento all’altro spuntassero le telecamere di Candid Camera, seguiamo la Sacerdotessa del centro in cui gli stagisti portano il camice e le dottoresse si vestono da bottane. Ma il meglio doveva ancora venire. La presentazione del lavoro. Barricata al di là della sua scrivania vuota, dopo aver scrutato con disgusto le mie cosce più larghe di una cannuccia da mojito, la signorina inziò così: “Bene ragazze, noi siamo un centro di dimagrimento con sede in America (generico, poteva essere New York come Città del Messico) e stiamo cercando di promuovere in Italia la nostra macchina a pressione gravitazionale (?!) che permette di perdere 5cm in 10minuti (scusa? deve fare certamente benissimo, peccato che poi ti nascano i figli verdi, ma dimagrisci, eh) e ci servono tre promoter che girino il venerdì e il sabato sera, dalle 20 alle 2, per i locali di Modena più frequentati a prendere nominativi per la prova del nostro macchinario (cioè, devo avvicinare le ragazze e dire loro ‘ciao culona, ti piacerebbe dimagrire diventando radioattiva?’).. tipo in aperitivo-cena fate un giro in centro, non so… Cafè Concerto (certo… durante le cene di Camurri, tanto non conosco nessuno) e altri locali nelle vicinanze e poi, più tardi, verso mezzanotte vi spostate allo Snoopy (…mmm… non mi sembra di conoscerlo questo posto…).” Ora, probabilmente notando il nostro mutismo legato ad espressione contrariata del volto, la poverina cerca di edulcorare la proposta aggiungendo: “Guardate che è un lavoro molto rilassato, potete fare pause, poi nei locali in cui andrete sarete ospiti (questo già accade, sciocca)… anche in discoteca, fate un giretto, poi andate ai tavoli, chiaccherate un po’, fate pubbliche relazioni.. (si, poi purtroppo capita che da certi tavoli non esco viva.. succede)”. Insomma, un disastro. Nemmeno a fronte di uno stipendio riguardevole potrei sacrificare la mia immagine (e in alcuni casi la mia salute) in questa maniera. Quindi, appena possibile approfittiamo di una pausa della dottoressa yankee per aggiustarsi i capelli, salutiamo educatamente e fuggiamo, veloce.

Ora, ma vi pare che io possa sacrificare i miei w-e invernali per andare a ridicolizzarmi in luoghi in cui transito regolarmente? No dai, qui invece che farmi bella grazie al dimagrimento è piuttosto che ‘La morte ti fa bella’, la morte sociale, però.
Se proprio devo ridicolizzarmi lo faccio perchè sotto effetto dell’alcol (o semplicemente per la mia nota propensione al clownismo).

E poi vedremo come andrà.

Dopo aver avvertito le persone più care, eccomi a voi, diletti lettori. Solo per dirvi che… ce l’ho fatta. Si, quel colloquio, ricordate? Selezioni pesissime e, mi hanno presa.

Grazie a tutti.

Perchè la mia vita senza le parole, le immagini, gli amici migliori, non sarebbe così bella, io non sarei così piena.

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“Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh! “

(On the road – J. Kerouac)

Insomnia

Attanagliata da un’insonnia fastidiosissima mi dedico ad attività inutili e stupide. Tra le più divertenti c’è sempre il controllare i termini di ricerca tramite i quali viene rintracciato il mio blog. Tra i migliori, questa notte, ci sono:

-racconti vendetta amica fidanzato (nel senso che ti vendichi sul fidanzato fracassandogli i coglioni con i racconti sulla tua amica?)

-cazzo (ohibò, va bene che esercito un’attività piuttosto significativa, ma non ho ancora pensato di metter su una rivendita)

-sognare la calla (nel senso della Calla-s, la cantante? devi comunque aver mangiato pesante amigo…)

-uomini che negano l’evidenza (ecco, si, lo ammetto, devo aver trattato in due o tre occasioni questo argomento… ma non di più eh… ehm, e se mi contatti in privato ti dico come si fa ad avere la tessera del club ’09)

-cavalli che si accoppiano ( O_O  i pervertiti verranno ricevuti solo in fascia oraria notturna e previa prenotazione e visita veterinaria)

-pensieri poveri (in quanto a povertà ci siamo, in quanto a pensieri siamo più sullo stupido che sul povero, io direi)

-mi posso fidare di uova di campagna (devo essere arrivata ad un livello troppo alto in Farmville, temo che mi si presenti a breve un bifolco davanti a casa con una mia pecorella smarrita in braccio)

Non chiudete quella porta

Stasera, cari lettori, per la lunga saga delle assurde vicende della Contessa Accorsi, vi narrerò cosa accadde ieri notte, più o meno intorno alle 00:45.

Dunque, la Vostra, dopo aver riguardato per la settantatreesima volta uno stucchevole film d’amore (ndr. per la cronaca, Insonnia d’Amore, Meg Ryan e Tom Hanks), spalmata sul divano con la gatta mannara che le morsica i nobili piedini, decide di andare a dormire. Quindi, come da indicazione di Muadre (che è in terra corsa per le vacanze), esce nel portico, in déshabillé, per ritirare le ciotole della micia, ma, complice la brezza notturna, la porta le sbatte impietosamente alle spalle, lasciandola chiusa fuori casa. Momento di panico. Il fratello dorme da ore, anzi, direi è in coma semi-permanente. Si attacca al campanello, per 10 minuti buoni… niente. Allora si passa alle maniere forti, prende la scala e tenta di risalire la grondaia per entrare dal terrazzo o dal balcone. Niente, tutto troppo alto e la Natura malvagia non l’ha resa abbastanza atletica (tra l’altro, ma mi ci vedete voi, mezza nuda, di notte, che in cima ad una scala cerco di aggrapparmi alla ringhiera del balcone? che misera caduta di eleganza…). Non resta che la speranza (che i vicini non mi uccidano) e torno ad attaccarmi al campanello, finchè, dopo altri 15 minuti, il fratello non si rende conto che il fastidioso rumore non è un venditore ambulante che lo perseguita in sogno e viene ad aprirmi. In tutto ciò, io da stasera sono a casa da sola, quindi, se, passando per Gaggio, vi capita di imbattervi in una peripatetica che corre per la strada chiedendo aiuto, vi prego, mettetevi una mano sul cuore e fermatevi, senza chiamare il 118.

ps. Frank, se sei tu a leggere, la storia del 118 non conta, puoi chiamare, anche solo per fare un saluto.

Memento

So chi ero, ma non so chi sono ora. Ho un disturbo della memoria a breve termine. Faccio cose, vivo la mia assurda vita normalmente, ma non riesco ad immagazzinare ricordi del passato prossimo, questo mi impedisce di avere un’identità. Ho una missione, ma potrei averla già compiuta. Il mio futuro è cieco quanto il mio passato.

 

I miei appunti riguardo le ultime due settimane sono solo istantanee di momenti di un puzzle che non riesco a comporre.

 

Thelma. Mi chiede perchè non scriva più nulla (è la mia sorella dell’anima, su di lei c’è scritto che mi posso fidare). Io rispondo che probabilmente produrrei solo cose tristi, ma non perchè mi capitino cose tristi. Perchè la sento, in fondo.

 

Una piscina. Dietro l’istantanea ho scritto: 14-15/08/2009 – Festa di ferragosto. Le amiche più care con le quali cucinare, ridere, confidarsi e guardare vecchi films. Un aperitivo in piscina, champagne, musica e tramonto e una vita stupenda. Troppo alcool. Sento dentro che non voglio più fare cose troppo a caso e  salgo sulla macchina giusta, con due angeli che mi avvolgono in una cerata.

 

Il cielo stellato. 12/08/2009, la Posse che canta Gatto Rognoso e un pic nic sotto le stelle cadenti. Ho certamente espresso un desiderio, ma non lo ricordo. Chissà se è valido lo stesso.

 

Freddy Krueger. Gli appunti dicono: Le nostre belle idee. Una serata all’insegna della stupidità come solo noi siamo capaci di fare. La Notte Horror  nei boschi che si trasforma in tre ore di footing e scemenza. “Tu non esisti, ma io ti amoooo”.

 

Una tavola imbandita. Ricordo solo una caraffa di vodka lemon, un ragazzo che continua a farmi notare la sofferenza che gli causai e, una sensazione, di estrema protezione, mentre tutto girava e pian piano mi si cancellava dietro.

 

Paola. Dietro la foto ho scritto “La mia amica di sempre”. Vi ho già parlato del mio disturbo? Ho un disturbo della memoria a breve termine, non riesco ad immagazzinare ricordi. Ora, lei so chi è, so che posto aveva nella mia vita. Ma ora, guardando la foto vedo una ragazza per la quale provo un grande affetto, immenso, ma con cui ho così pochi ricordi prossimi, la sento lontana, confusa. Credo di non aver fatto abbastanza per lei.

 

Ora sono davanti al pc e non mi ricordo il perchè. Mi è appena arrivato un messaggio di Thelma che dice che stasera scateniamo l’inferno. Me lo devo scrivere, scatenare l’inferno.

 

 

Appunti di Viaggio

Sinceramente, nella mia assurda vita, di cose da raccontare ne sono accadute, ma… ecco, i fatti delle ultime due settimane apportano un ottimo contributo al forziere di preziose storie incredibili che mi colorano. Del resto, come poteva essere una vacanza normale quella che inziava con i seguenti presupposti…

 

Preambolo.

Partenza isterica, controllo valigie compulsivo. Sempre troppo pesanti. Corsa in areoporto, traffico su ardente tangenziale bolognese. Ansia. Arrivo, comunque, in anticipo. Colazione al bar. Primo morso alla brioches, macchia gigante di nutella su t-shirt candida. Molto bene. Con grande scioltezza ed eleganza mi lascio cadere la sciarpa sul collo in modo coprire provvisoriamente il dramma e poi corro alla prima toilet con la valigia sotto braccio, cambio maglia tra il wc e il cestino, meglio che James Bond, e partenza. Compagna di viaggio Bologna-Roma: una ex Barbie vecchia che legge un libro in greco (vecchia, solo tu puoi capire). Sbarco a Fiumicino, arrivi, la prima persona che vedo è… Gimmy Ghione, molto bene, se questo è un segno molto probabilmente tornerò fidanzata a Capitan Ventosa.

 

I compagni di Viaggio.

Fiumicino, il giorno seguente. Areoporto caldo e caotico. Miriam. Angela. Giacomo. Antonella. Enrico. Ernesto. Maria Pia. Marco. Aldo. Elisa. I Ragazzi. Ci guardano un po’ spaesati da dietro i nastri divisori del check in mentre noi, come formichine impazzite litighiamo con le hostess a cui lo smalto alle unghie ancora fresco rallenta anche i pensieri più semplici. Non mi sembra vero che l’avventura stia davvero iniziando. Ora che la scrivo, mi sembra di parlare di anni fa.

 

L’arrivo.

E il freddo. La pioggia. Una strana sensazione, non sono carica come avevo previsto, questo mi spiazza. Non riesco a sforzarmi e a fingere. Perciò prendo il mio libro, quello che mi ha affidato la mia amica prima della partenza, e leggo, così mi calmo, inzio ad entrare in una dimesione diversa delle cose. Il college. Chi già è arrivato e chi arriverà. Silvia. Giorgia. Federica. Erika. Carmelo. Giovanni. Giusy. Moreno. Il delirio delle stanze. La stanchezza. I capelli bagnati. Le prime forti impressioni.

 

Lo staff.

E la serena sensazione di essere in vacanza con un gruppo di amici. Le birre. Il rhum. La vodka. Le risate in staff room. La pasta sempre troppo piccante. Riprendo la carica che non avevo trovato nella partenza, credere in ogni nuovo giorno è una propulsione eccitante. L’incredibile diversità in ognuno e la voglia di capire cosa c’è dietro ad ogni viaggio. Gli occhi dolci, profondi e maliconici di Giusy. La simpatia di Marco. La follia di Erika. L’intelligenza di Miriam. I silenzi di. Stare semplicemete bene. I discorsi, le chiacchere, le cazzate. I gavettoni alle 4 del mattino. La vice che entra in reception a chiedere le master key, grondante, fingendo indifferenza e il guardiano kenyota che, sogghignando, le dice che può anche smettere di fingere di fare la buffona seria che tanto ci ha visti dalle telecamere mentre facevamo a secchiate nei corridoi… Le cascate e i giochi d’acqua dal sesto piano. Le camere svuotate. Le ore dormite, solo in pullman.

 

I ragazzi.

Quelli che fingono di non avere bisogno di te e poi invece ti cercano come una preziosa stella polare. Quelli spontanei, che ridono e piangono ancora senza vergognarsi. Quelli che hanno molte meno paure di noi, quasi 30enni. Quelli che si fidano, e se li tradisci sanno cos’è la delusione. Quelli che rompono le palle per fumare ogni cinque minuti, ma se ti ci fermi a parlare, se ne dimenticano, che non potevano fare a meno di fumare. Quelli che si innamorano, per circa un quarto d’ora. Ma quello è stato il quarto d’ora più intenso della loro vita. Quelli che cantano, e non importa se sono stonati. Quelli per i quali noi tutti eravamo là.

 

La pandemia.

Perchè il pericolo è il mio mestiere, cari lettori. Quindi, se qui in Italia scoppia il delirio per l’influenza suina, noi cosa si fa? Beh, ma giustamente si va esattamente nelle fauci del leone, tanto cosa vuoi, che becchi proprio noi?! No, infatti… 15 ragazzi e 5 animatori.. più quelli che si stanno ammalando ora, ecco, mi sembra un bilancio più che accettabile. Alla fine avere gli ambulatori pieni e dover ricoverare gente anche nella staff room è stato anche divertente, ad un certo punto sembrava più una missione umanitaria che una vacanza studio. Ho fatto assistenza, servizio pulizie, organizzato la cooking competition malati, confidando nei superpoteri dei miei anticorpi che, ad esser sinceri, hanno visto cose che alle suine fanno un baffo, ma , ahimè, non è stato abbastanza, la suina si è impossessata di me, perciò, cari affezionati, con immenso piacere vi annuncio che la vostra eroina è in quarantena per altri cinque giorni. Chiusa in una stanza con l’unico piacere del pc e di montagne di libri. Il cibo mi viene lanciato da Muadre che rimane coscienziosamente sul ciglio della porta. Credo che impazzirò, o farò impazzire voi, scrivendo continuamente. Ah, una chicca fetish, sono costretta a portare una mascherina ogni volta che entro in contatto con esseri umani (e non pensate subito ad Eyes Wide Shut, suini che non siete altro, lo scenario è più da malata da ospedale psichiatrico).

 

I cieli.

Azzurro. Quello romano del primo volo. Pieno di nuvole ovatta appese. Col sole arrabbiato che bussava ai finestrini ovali. E noi a sfrecciarci in mezzo, con le nostre storie pesanti, che tra blu infinito il bianco neve e l’arancione zen sembrano annullarsi. Plumbeo. Così rigorosamente inglese. Serio e intransigente, ogni giorno ci rovesciava addosso litri di pioggia. Solo di giorno. Le albe invece. Quelle si, che avevano il gusto di un nuovo inizio. Ci sorprendevano dai finestroni della staff room, curiose di sapere perchè fossimo ancora lì, a parlare, un sorso di birra, spegnendo l’ultima sigaretta. L’ultima alba è stata la migliore, triste e lenta, irreale,  un sole sfacciato a riscaldare i discorsi di due anime forse un po’ inarrivabili. Labbra bagnate dal rhum e occhi puntati su parole che raccontano vite e passati. La sensazione di non volersene andare mai da quel momento. Una frase scritta su un cd. Sono le 6:50 e tra 10 minuti parte il mio pullman per l’areoporto, mi riporterà sotto il cielo italiano. Chiudo di fretta la valigia. Il cuore. Gli occhi. E scappo giù.

 

Ci sono due canzoni che porterò con me per sempre, una è un regalo da parte dei ragazzi, uno dei momenti più emozionanti dei questa meravigliosa avventura, la speranza e il domani; l’altra è una canzone che, una sera, forse per sbaglio o per scherzo,  qualcuno disse che era dedicata a me. Io, per sicurezza, me la porto dentro.

 

Da chi disse che ho gli occhi dolci, ma la faccia cattiva…
It was a beautiful day
Don’t let it get away

 

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