Quest’anno, nell’uovo di Pasqua ho trovato tante divertenti sorprese.
Un navigatore satellitare.
L’ho trovato nell’uovo di venerdì sera. Regalo utilissimo, quando vaghi per la provincia bolognese per cercare una discoteca di moda 10anni fa, in cui ti stai recando per accontentare i capricci dei simpaticissimi partecipanti alla cena carina che avevi con tanto amore organizzato. Sarebbe stato più intelligente utilizzarlo per perdersi, piuttosto. Anzi, per perderli.
Un timbrino.
Un timbrino, che in realtà è un tatuaggio, con scritto sopra ‘Polisportiva Gaggio Calcio’. Vinto sabato sera, ad una festa. Ecco, le feste di Thelma. Potrei parlarne per ore e ore. Perchè lei ha la capacità di di fiutare sempre le situazioni migliori, ed io di supportarle pienamente. Quindi, al grido di ‘Io me lo sento che almeno un giretto lo dobbiamo fare’ ci accingiamo ad entrare. Per la verità ci avviciniamo ad un gruppo scomposto di persone ammassate ad un vecchio casolare in campagna per il quale probabilmente hanno chiesto il subaffitto ai tunca che lo abitano solitamente (perchè se fanno delle feste a meno di 500mt da casa mia, e io non ne sono a conoscenza, c’è un problema). Molto bene, stringo al cuore la Louisa e le giuro che la proteggerò ad ogni costo, prego per il tranch nuovo, e arriviamo alla cassa. La cassa. O meglio, il mio vicino di casa che mi chiede 10 euro e mi timbra la manina. Il mio vicino di casa, ho dato 10 euro al mio vicino di casa, per entrare ad una festa di sbagliati, poi. Guardo Thelma e le giuro vendetta. Da qui, un tragico susseguirsi di eventi. Alla vostra destra ‘Il gruppo di motorini che si riuniva sotto casa mia a 15anni’. Alla vostra sinistra il disperato fidanzato della mia amica che cerca di sbronzarsi per dimenticare dov’è lei questa sera. Dritto davanti a voi i bagni chimici. Tutto intorno a voi, la puzza di umano. E ancora, gente che ci guarda malissimo perchè vestite troppo bene. Poi, d’un tratto, la serata cambia faccia, vedi uno figo, finto robboso, ma davvero figo e, casualmente, tu e la tua amica vi trovate a fianco a lui ed al suo amico in fila al bar (bar.. non si può mica chiamare bar poi…) e, sempre casualmente, si attacca bottone all’amico e poco dopo ci si trova fuori (vicino al casolare del mistero) con duecento drink in mano e in un dialogo dell’assurdo del tipo:
Io: “Ma tu, per caso, conosci un certo M***** Z*********?”
Lui (silenzio): “Tu facevi il Sigonio.”
Io (non è vero, non sta succedendo ancora, tu non sai davvero chi sono io): “Ehm… si… allora conosci M*****?”
Lui: “Ovvio! Lui aveva una gran cotta per te al biennio…”
Io (fuxia, fingo indifferenza): “Uhm, non saprei…”
Lui: “No, non era una domanda. E’ così, mi ricordo.”
Io (cercando di buttarla sul simpatico): “Eheh… non lo sapevo, sarà stato molto felice allora, visto che poi io sono andata col suo amico…”
Lui: “Ah, e come si chiamava il suo amico?”
Io (ignara, titubante ed impaurita, rispondo): “M*****”.
Lui (ride): “Era il mio compagno di banco! Ma dai… siete stati insieme…”
Molto bene. L’uomo che vorrei violentare nella cascina abbandonata era il compagno di banco del mio ex e l’amico del mio amico d’infanzia che era segretamente innamorato di me. Perfetto. Faccio comunque prendere informazioni su di lui all’Urp dei Supereroi e si pattuisce una violenza casuale alla prossima festa. Torno a casa con tre macchie di polvere bianca sul tranch (fecola?), e penso alla domanda che mi facevo qualche giorno fa riguardo al ‘Come mai, ultimamente, non conosciamo più qualcuno di nuovo?’ e la risposta è: ‘Perchè ormai li conosciamo già tutti! E se non ti conosco, mi sono di certo fatta un tuo amico (io o Thelma, è uguale)’. Necessito un cambio di residenza.
Una faccia di marmo.
Per far finta di non provare un dolore profondo quando mi trovo in mezzo ad un pezzo di passato che, ora, fa finta che io non esista. Quando, per prendere un caffè, devo tenere gli occhiali da sole. Ma, anche, per non sogghignare quando vedo uomini che al mio passaggio stanno male, gente incredula che si allenta la cravatta, perchè, ora, ho anche il fascino della bella e cattiva.
Un carro allegorico.
Chi mi conosce sa che io, nel mio essere sempre benevola col mondo, odio le sagre. Ma le odio proprio sinceramente. Detesto le masse di provincialotti medi che si aggirano per brutte bancarelle, aborro le parate, le bande, le majorette e appiccherei il fuoco ai carri allegorici. Detto ciò, secondo voi, mia moglie, dove mi ha trascinato per la gita di Pasquetta? Bravi. Proprio lì. Alla Festa della fioritura di Vignola. Sognerò il delirio di provincia meccanica a cui ho assistito oggi per mesi, credo.
Un ovino, vuoto.
Perchè questa settimana, sopratutto, la sorpresa è che mi sento vuota come un uovo di cioccolato. A dire il vero non è una sorpresa, ma si sa, è vita dura per noi cattive durante le festività. Ho il cuore vuoto. E’ brutto avere nessuno a cui pensare, nessuno di cui attendere in ansia i messaggi o le chiamate.
Un piccolo sole.
Perchè oggi, tornando dalla nostra gita nella provincia assolata, ascoltando il Liga coi sogni di Rock ‘n Roll e l’aria fresca di campagna che entrava prepotente dal finestrino, ho pensato che ho proprio voglia d’estate, della sensazione del caldo sulla pelle di sera, col venticello del mare, con le sbronze e le risate e le feste e ballare canzoni stupide, che nelle notti d’estate hanno sempre un gusto diverso, più magico. Perchè ho la sensazione che l’estate dei miei 25anni sarà stupenda e divertentissima, ma anche un po’ l’ultima di un ciclo. Sento come se qualcosa in me stesse finendo, finendo benissimo, ma finendo.
E allora, massì, chiudiamocela in bellezza…