Dunque, raccontare tutto ciò che è accaduto in questa settimana ha dell’impossibile e credo che inizierebbero a farmi pagare lo spazio del mio blog. Perciò, sintetizziamo e mettiamo un po’ d’ordine.
Mercoledì, Il dramma familiare.
Rientro, dopo il lavoro (che la settimana scorsa mi ha risucchiata ogni giorno permettendomi di studiare zero), e trovo la signora Madre in visibile stato confusionale e sull’orlo di una crisi isterica. Chiedo spiegazioni e, dopo un litigio ed un estenuante tira e molla per farla parlare, ecco la verità. L’atroce verità. Scoppia in un pianto disperato e mi singhiozza contro una frase simile a: “Tu non mi dici mai niente! Non mi racconti nulla! Tu non sei felice! Perchè ora passi da uno all’altro (magari mamma… magari… :P ) e ti fai prendere in solo in giro!” Uhm. Fermi tutti. Cosa stai dicendo?! Accantonata una prima ipotesi di demenza senile galoppante capisco il peggio quando lei, disperatissima, aggiunge: “Ero disperata… e… e… HO LETTO I TUOI MESSAGGI SUL CELLULARE!” Molto bene. Molto molto bene. I messaggi in questione erano messaggi di cui avevo anche dimenticato l’esistenza, messaggi antichi direi, ma di una pornografia direi imbarazzante. Ora ci si ride su con le amiche, ma vi assicuro che non ho passato un bel quarto d’ora. Per non parlare del fatto che non mi fiderò mai più della madre e che ora dovrò farmi cucire una taschina porta cellulare addosso.
Venerdì, Il dramma familiare (un altro).
Parliamo dal fashion friday. Bevo i miei soliti tre cosmopolitan in fila, seduta sul solito divano, con la mia socia a fianco, in attesa altre due signorine. E davanti a me vedo una vita di cui non voglio fare parte. Lui, di cui confondo le immagini ufficiali di strette di mano e sorrisi plastici con gli odori ufficiosi della vicinanza. Lei, la moglie. E qualche altra persona che identifico come parenti. Tu, sei stata molto più vicina a quelle persone di quanto loro potranno mai immaginare. E, è devastante, pensare che, per una distrazione, ora si ha in mano la vita di una persona. E’ una responsabilità che io non voglio, un gioco per il quale non vale la pena di soffrire. E, a parte tutto ciò, io non mi merito un amore a metà. E scrivo queste cose serenamente, consapevole di chi le potrebbe leggere.
Sabato, I festeggiamenti.
Si è laureata nostra figlia, il 27. Sabato la festa e noi, al solito, discrete e sobrie. Da ricordare (le memorie complete le ha già redatte Thelma): le magliette della cena delle medie, i ragazzini che limonano in mezzo alla pista, le mascherine da scambisti, la posse che si diverte moltissimo, i ragazzi con i pantaloni bianchi, noi deliranti e divertenti. Una colazione a due, due amiche, in cui un morso ad un pasta ed una parola sulla vita sono le chiacchere più belle.
Domenica, Sinceritààààà. (sottotitolo, Arisa in Sincerità dice cose più intelligenti -cit-)
Allora, la prossima volta che voglio fare la donna con le palle e, ad un uomo che mi dice “Vorrei spiegarti, ma forse ora non è il momento”, rispondo “No, no… adesso invece me lo dici, perchè ti sei comportato di merda”, ecco, vi prego fermatemi. Perchè poi mi capita davvero quello che mi dice, con una delicatezza proverbiale, che non voleva comportarsi così, che, anche se all’inizio sono stata io a farlo soffrire, assolutamente non è una vendetta questa, ma sai… ha conosciuto una donna così splendida, meravigliosa, fantastica, che gli ha scaravoltato la vita… e via di fiumi felicità per giustificare l’essere scomparso senza nemmeno farmi gli auguri il giorno del mio compleanno. E io dico, giusto, ci sta che tu abbia conosciuto Dio in terra e ora ti dedichi solo a lei, ma, siamo sinceri davvero allora, e diciamo che fino a qualche giorno prima del 27 mi hai abbindolato con le tue balle sul ‘non ne sono sicuro, ci devo pensare, a noi… al vedersi…’ e si sa che non si parlava di amicizia… Era proprio necessario portare avanti questa situazione logorante fino al sentirmi dire ‘scusa eh, grazie mille, ti voglio bene, ma ci ho pensato, e provo ad essere felice con un’altra’? Tanto, lo sapevi anche da prima… lo sapevo già io, figurati se non lo sapevi già tu. E allora sai cosa penso? Penso che tu, dandomi quelle spiegazioni che io comunque non ti avevo chiesto, cercavi un’estrema unzione per andare in pace, senza pesi sulla coscienza, e io invece non te la do… perchè non ti credo, quando mi dici che speri che io sia felice. E non ti cancellerò dalla mia vita. Ma, piuttosto, spero che tu sia felice e che non ti rammaricherai mai di aver perso qualcosa.
Domenica, tempo secondo, Milano e il sole.
Il w-e cominciava veramente ad essere pesantuccio. Era ora di partire. E quindi, mini valigina, e via, su con Thelma a Milano. Un viaggio in treno, in un vagone pieno di gente, e parlare delle nostre vite e un ragazzo che, scendendo, ci dice: “Ma, voi ragazze, parlate sempre così tra di voi?! No, perchè… caspita, istruttivo. E, soprattutto, non vorrei essere nei vostri ragazzi!” EhEhEh… A parte che, fatti pure i fatti nostri, e poi, vecchio… parliamo molto molto peggio, generalmente. Una serata leggera di passi su marciapiedi stranieri, passando per Moscova, che sembra una piccola Praga, un aperitivo, una pizza, qualche goccia che ci bagna il nasino, e tutto va subito meglio. E pensi che di tante cose non ne hai bisogno. Non hai bisogno di essere un’amante, non hai bisogno di sentire delle pallide scuse, non hai bisogno di saltare da una discoteca all’altra sperando di incontrare Lui, che si è di nuovo lasciato con la fidanzata, che magari, per sbaglio, stasera, invece di scoparsene un’altra si scopa te. Di tutto questo, quando invece hai ancora la capacità di stupirti per un pezzo di mondo non visto o di apprazzare il profumo dell’aria serale, e soprattutto, la capacità di volerti ancora molto bene, non ne hai davvero bisogno.
Infine, change your heart.