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Piccole dolcezze quotidiane

Oggi pensavo a cosa mi fa sorridere ogni giorno.
La giornata, ovviamente, iniziata con la consueta, noiosissima, meditazione del mattino riguardo al ecco, vedi, as usual, nel cellulare nessun messaggio, non dico emozionante, ma almeno degno di nota insomma, le depressioni tipiche da chi è sola a un po’. Quindi arrivo in ufficio, ancora addormenta, traballate sui tacchi, accendo il pc e, insieme alle futilities, scarico la consueta newsletter di Milano Finanza che, in coda, ad augurarmi il buongiorno, aveva questo…

Non siate solo stendardi
ma anche terra presente.
Non siate solo musica
ma anche silenzio di perla.
Non perdete mai il contatto
del vostro cammino:
ricordatevi che il sangue si ferma
perchè non vuole parlare.
(Alda Merini)

E questo piccolo pensiero, inviato di default a mille manager stressati, a me un po’ basta, per respirare. Perchè la bellezza è vita.
E mi piace e mi fa sorridere lo scegliere le parole migliori per dire qualcosa di semplice, per regalare un attimo piacevole a chi mi legge.
Adoro sentire le persone che amo per dire sciocchezze. La mattina, in macchina, mi lascio avvogere dal calore del riscaldamento mentre cerco la canzone del giorno, alla radio. Mi piace frugare nella borsa saltando dai guantini alla pochette del trucco per arrivare alla scatolina dal gustò retrò delle caramelle che fa sorridere tutti quelli a cui le offro. Dico ancora Buongiorno e Buonanotte, alle persone, davvero, non come intercalare. Accolgo, come fosse un rito, le gocce di profumo sul collo . Dono pensieri, non solo parole.
E anche tu, mio caro Blog, sei una dolcezza. Un prendermi cura della mia anima che ultimamente faccio poco, non ti parlo di rado e spero che tu non ne sia dispiacuto. Spero che tu sappia che forse ho meno tempo, ma non mi sto trascurando. Anzi, mi sto coltivando, perchè voglio essere perfetta per chi c’è e per chi arriverà, al momento in cui arriverà. Desidero piacermi, nel puro godimento estetico e in ciò che posso fare per chi mi è accanto.
E, cullandomi in questi pensieri, capisco che la differenza la facciamo solo noi. E’ avere il sole dentro che scalda i sorrisi. E che, poi, tutto sommato, la mia vita va avanti uguale, con le serate folli, gli aperitivi chic, le cene, il sesso, il cinema, il lavoro, i bei libri, gli amici, i genitori, ma, è vedere, in mezzo a tutto ciò, dentro a tutto ciò, tante minuscole stelle scintillanti, che fa la differenza. Come, la notte, d’estate, essere sdraiati oppure stare ad ascoltare il canto di mille grilli.

Mondanità

Sei giorni, tre serate mondanissime. Se qualcuno si chiedesse il perchè dei precedenti giorni di silenzio, è questo. E’ il tempo fisiologico necessario a riacquistare le facoltà mentali dopo il venerdì d’inaugurazione dello Snoopy, con caldo tropicale, col finire al tavolo con gente improbabile a sbocciare le magnum di champagnaccio, che ci fa bere a collo da una bottigliaccia di havana, con un vestito di seta imbrattato da portare in lavanderia, con i soliti deliri invernali, insomma. E poi, il sabato, la replica. Dopo un aperitivo con un nuovo non-fidanzato di rara scemenza,  Il Tavolaccio, esattamente davanti a quello dei carabbinieri (per chi è nota, e non lo sa), i fiumi di vodka-lemon, i deliri sessuali di Frank, gli appuntamenti notturni mancati. E, non paghi di questa botta di mondanità (e alcolismo), mercoledì, la tripletta (si, lo so, mi sto godendo un po’ troppo queste ultime due settimane da fancazzista, ma poi divento grande, giuro!). Aperitivo, pizza e Sali e Tabacchi. Entrata da star, as usual, free e saltando clamorosamente la fila, pienissimo e, devo ammettere, non solo di bella gente, ma comunque da non perdere il suo fascino.
E, mentre sei lì che combatti con una shampista in mini-abito di lycra e stivali e tenti di salire sul gradino del bar per cercare un centimetro cubo di aria respirabile, lo vedi.

Lui. Lui che a ballare tra tutti quei mezzi manichini scappati dalla vetrina di Volpi è fantastico con una maglietta dei Ramones. Per un secondo tutto è immobile, anche il respiro, il cuore, tutto. E in quel secondo sei completamente scevra di difese. Afferrabile. Fragile. Nuda, ero nuda. E anche se sai che è finita, che lui ha scelto l’altra, il porto sicuro, non c’è niente da fare, come lui ti prende la testa e ti accarezza e, senza riuscire a guardarti negli occhi, ti dice che sei bella, ti sconvolgerà sempre l’anima. E io, questo, non lo cambierei per nulla al mondo. Perchè quando la Paola mi  chiede se alla nostra età esiste ancora il tuffo al cuore la vorrei fare entrare un attimo, solo un attimo, a sentire, qui dentro, che casino c’è, quando vedo lui.

piesse: so che questa frase ti piace tanto, te la presto quando vuoi, perchè so che capisci.

pi-piesse: …e siccome è facile incontrarsi, anche in una grande città

Dietro le nuvole

Sovolerò sui riprovevoli fatti del w-e appena trascorso solo perchè ho appena passato una serata incantevole.

Le labbra voluttose appena macchiate di un dolce rosso come ombra di un vino sorseggiato nella cornice di una piazza gremita di gente e cadele, avvolta nel fascino di una musica malinconica e meravigliosa. Fiori come centrotavola. Il paese che riposa placido ai nostri piedi. Da sopra, tutto sembra calmo e domabile. Odore di mattoni scaldati dal sole e puniti da una pioggia improvvisa. Alcuni amici, con i quali ridere delle ultime serate. E qualche sguardo più profondo. Qualcuno parla di desideri, ma le stelle questa sera si nascondono. Sarebbe la serata perfetta per innamorarsi, se solo se ne avesse il coraggio. O per ballare un tango. Resta solo la spenta voglia di trovare qualcosa dietro, una stella talmente sfacciata da bucare le nuvole e mostrarsi fiera nella sua luce.

Buonanotte a me. Un ultimo saluto commosso al cielo.

Appunti di Viaggio

Sinceramente, nella mia assurda vita, di cose da raccontare ne sono accadute, ma… ecco, i fatti delle ultime due settimane apportano un ottimo contributo al forziere di preziose storie incredibili che mi colorano. Del resto, come poteva essere una vacanza normale quella che inziava con i seguenti presupposti…

 

Preambolo.

Partenza isterica, controllo valigie compulsivo. Sempre troppo pesanti. Corsa in areoporto, traffico su ardente tangenziale bolognese. Ansia. Arrivo, comunque, in anticipo. Colazione al bar. Primo morso alla brioches, macchia gigante di nutella su t-shirt candida. Molto bene. Con grande scioltezza ed eleganza mi lascio cadere la sciarpa sul collo in modo coprire provvisoriamente il dramma e poi corro alla prima toilet con la valigia sotto braccio, cambio maglia tra il wc e il cestino, meglio che James Bond, e partenza. Compagna di viaggio Bologna-Roma: una ex Barbie vecchia che legge un libro in greco (vecchia, solo tu puoi capire). Sbarco a Fiumicino, arrivi, la prima persona che vedo è… Gimmy Ghione, molto bene, se questo è un segno molto probabilmente tornerò fidanzata a Capitan Ventosa.

 

I compagni di Viaggio.

Fiumicino, il giorno seguente. Areoporto caldo e caotico. Miriam. Angela. Giacomo. Antonella. Enrico. Ernesto. Maria Pia. Marco. Aldo. Elisa. I Ragazzi. Ci guardano un po’ spaesati da dietro i nastri divisori del check in mentre noi, come formichine impazzite litighiamo con le hostess a cui lo smalto alle unghie ancora fresco rallenta anche i pensieri più semplici. Non mi sembra vero che l’avventura stia davvero iniziando. Ora che la scrivo, mi sembra di parlare di anni fa.

 

L’arrivo.

E il freddo. La pioggia. Una strana sensazione, non sono carica come avevo previsto, questo mi spiazza. Non riesco a sforzarmi e a fingere. Perciò prendo il mio libro, quello che mi ha affidato la mia amica prima della partenza, e leggo, così mi calmo, inzio ad entrare in una dimesione diversa delle cose. Il college. Chi già è arrivato e chi arriverà. Silvia. Giorgia. Federica. Erika. Carmelo. Giovanni. Giusy. Moreno. Il delirio delle stanze. La stanchezza. I capelli bagnati. Le prime forti impressioni.

 

Lo staff.

E la serena sensazione di essere in vacanza con un gruppo di amici. Le birre. Il rhum. La vodka. Le risate in staff room. La pasta sempre troppo piccante. Riprendo la carica che non avevo trovato nella partenza, credere in ogni nuovo giorno è una propulsione eccitante. L’incredibile diversità in ognuno e la voglia di capire cosa c’è dietro ad ogni viaggio. Gli occhi dolci, profondi e maliconici di Giusy. La simpatia di Marco. La follia di Erika. L’intelligenza di Miriam. I silenzi di. Stare semplicemete bene. I discorsi, le chiacchere, le cazzate. I gavettoni alle 4 del mattino. La vice che entra in reception a chiedere le master key, grondante, fingendo indifferenza e il guardiano kenyota che, sogghignando, le dice che può anche smettere di fingere di fare la buffona seria che tanto ci ha visti dalle telecamere mentre facevamo a secchiate nei corridoi… Le cascate e i giochi d’acqua dal sesto piano. Le camere svuotate. Le ore dormite, solo in pullman.

 

I ragazzi.

Quelli che fingono di non avere bisogno di te e poi invece ti cercano come una preziosa stella polare. Quelli spontanei, che ridono e piangono ancora senza vergognarsi. Quelli che hanno molte meno paure di noi, quasi 30enni. Quelli che si fidano, e se li tradisci sanno cos’è la delusione. Quelli che rompono le palle per fumare ogni cinque minuti, ma se ti ci fermi a parlare, se ne dimenticano, che non potevano fare a meno di fumare. Quelli che si innamorano, per circa un quarto d’ora. Ma quello è stato il quarto d’ora più intenso della loro vita. Quelli che cantano, e non importa se sono stonati. Quelli per i quali noi tutti eravamo là.

 

La pandemia.

Perchè il pericolo è il mio mestiere, cari lettori. Quindi, se qui in Italia scoppia il delirio per l’influenza suina, noi cosa si fa? Beh, ma giustamente si va esattamente nelle fauci del leone, tanto cosa vuoi, che becchi proprio noi?! No, infatti… 15 ragazzi e 5 animatori.. più quelli che si stanno ammalando ora, ecco, mi sembra un bilancio più che accettabile. Alla fine avere gli ambulatori pieni e dover ricoverare gente anche nella staff room è stato anche divertente, ad un certo punto sembrava più una missione umanitaria che una vacanza studio. Ho fatto assistenza, servizio pulizie, organizzato la cooking competition malati, confidando nei superpoteri dei miei anticorpi che, ad esser sinceri, hanno visto cose che alle suine fanno un baffo, ma , ahimè, non è stato abbastanza, la suina si è impossessata di me, perciò, cari affezionati, con immenso piacere vi annuncio che la vostra eroina è in quarantena per altri cinque giorni. Chiusa in una stanza con l’unico piacere del pc e di montagne di libri. Il cibo mi viene lanciato da Muadre che rimane coscienziosamente sul ciglio della porta. Credo che impazzirò, o farò impazzire voi, scrivendo continuamente. Ah, una chicca fetish, sono costretta a portare una mascherina ogni volta che entro in contatto con esseri umani (e non pensate subito ad Eyes Wide Shut, suini che non siete altro, lo scenario è più da malata da ospedale psichiatrico).

 

I cieli.

Azzurro. Quello romano del primo volo. Pieno di nuvole ovatta appese. Col sole arrabbiato che bussava ai finestrini ovali. E noi a sfrecciarci in mezzo, con le nostre storie pesanti, che tra blu infinito il bianco neve e l’arancione zen sembrano annullarsi. Plumbeo. Così rigorosamente inglese. Serio e intransigente, ogni giorno ci rovesciava addosso litri di pioggia. Solo di giorno. Le albe invece. Quelle si, che avevano il gusto di un nuovo inizio. Ci sorprendevano dai finestroni della staff room, curiose di sapere perchè fossimo ancora lì, a parlare, un sorso di birra, spegnendo l’ultima sigaretta. L’ultima alba è stata la migliore, triste e lenta, irreale,  un sole sfacciato a riscaldare i discorsi di due anime forse un po’ inarrivabili. Labbra bagnate dal rhum e occhi puntati su parole che raccontano vite e passati. La sensazione di non volersene andare mai da quel momento. Una frase scritta su un cd. Sono le 6:50 e tra 10 minuti parte il mio pullman per l’areoporto, mi riporterà sotto il cielo italiano. Chiudo di fretta la valigia. Il cuore. Gli occhi. E scappo giù.

 

Ci sono due canzoni che porterò con me per sempre, una è un regalo da parte dei ragazzi, uno dei momenti più emozionanti dei questa meravigliosa avventura, la speranza e il domani; l’altra è una canzone che, una sera, forse per sbaglio o per scherzo,  qualcuno disse che era dedicata a me. Io, per sicurezza, me la porto dentro.

 

Da chi disse che ho gli occhi dolci, ma la faccia cattiva…
It was a beautiful day
Don’t let it get away

 

Dead men walking

Ovvero, sei disperati, di notte, in un parco in costruzione.

Tutto iniziò una calda serata di fine maggio, con una cena presso la celeberrima e premiata sagra di Castelnuovo, in cui si bevve vino, si mangiò della sana carnazza e si rise e si conversò. Tutto procedeva dignitosamente fin quando ad uno dei commensali (indigeno del luogo, il quale aveva fatto attendere le donzelle circa un’ora prima di degnarle della propria presenza) ebbe L’Idea (CHE IDEA! Quale idea? non vedi che lei non ci sta… CHE IDEA! Ma quale idea? E’maliziosa ma sapra’ tenere a bada un superbullo buffo come te…). L’idea concerneva una bella passeggiatona al parco… E, al girdo di Andiamo fin laggiù che lo stanno finendo di costruire… seguiamo tutti il prode Frank in questa avventura. Ora, non do mica la colpa al povero Frank, io. La colpa è nostra che lo abbiamo seguito! La colpa è mia che non avevo nella borsetta una cer-bottana pronta per fermarlo dai 500mt di distanza che dividevano noi gente normale e lui e la Paola che facevano jogging a Central Park. Non me lo perdonerò mai. Perciò, via di sentierini bui, bande di tunca sbronzi, stradelli sterrati (con la psicologa bolognese che rischia di scavezzarsi una caviglia cadendo dalle zeppe… anche te però, le zeppe ad una sagra di paese, dai eh…), coppiette interrotte in atti impuri, i cigni che ci guardano perplessi e non ci attaccano nemmeno, impietositi dalla nostra ignoranza, le giostrine dei bambini… Ecco, le giostrine. Vorrei indugiare un attimo su questo particolare. E vorrei rendere tutti voi partecipi della scena che vede protagonisti la mia amica Paola (che è conosciuta ai più per la sua passione per cartoni animati e luoghi ludici in generale) e il nostro illustrissimo psicologo Frank, che saltellano amabilmente tra l’altalena e lo scivolo. Ora, se dalla signorina Dieci me la posso aspettare una performance simile, ecco, per ciò che riguarda l’Esimio, i casi sono due: o è davvero un genio del male e per ingraziarsi la compiacenza della bella fanciulla è disposto pure ad umiliarsi profondamente davanti ad amici e colleghi oppure il vento caldo dell’ovest portatore di ormoni può veramente ogni cosa… Detto ciò, si è camminato per circa 5km senza neanche fare due addominali o salire una corda, il cantiere non era particolarmente interessante e non siamo nemmeno stati assaltati da un maniaco stupratore o da un borseggiatore da parchi… parliam di niente.

ps. Frank I ♥ you. So che verserai lacrime amare leggendo questo post, ma, consolati, altri verseranno lacrime di riso convulso.

 

Ménage à trois

Ieri pomeriggio sono uscita, senza nemmeno troppa spinta, per un aperitivo con due uomini. Ore 19:30, carina ma non impegnativa. Sorridente. Uno è un amico da poco, di quegli amici divertenti, con i quali puoi fare battute trash e andarci al cinema senza avere l’ansia da appuntamento. L’altro è una conoscenza ancora più giovane, un disel direi, di quelli che subito non dicono una parola nemmeno a pregarli e sembra che, in quel silenzio inquietante, tramino piani malefici contro il mondo, ma che poi, in realtà, si rivelano spassosissimi e anche di elevato spessore culturale. Aperitivo partito come un aperitivo veloce perchè uno doveva andare a cena dalla mamma e l’altro ad un incontro di psicologi… e finito a mezzanotte nella nostra solita bettola jazz davanti ad una bottiglia di rosso… Sorprendente. Al di là di ogni aspettativa. Sono poche le persone a cui concedo tempo senza scadenza, parole ad oltranza. Allora la domanda è: perchè non siamo più abituati a concedere più di una opportunità alle persone? Ora, un gruppo di ragazzi e ragazze escono a cena, e non si conoscono, perchè bisogna per forza emergere immediatamente? Dare mostra della propria personalità brillante pare che sia un prendere o lasciare più fast del Fast Love alla George Michael, così o si emerge subito, spesso puntantando la preda con bramosia, o si cade irrimediabilmente nel dimenticatoio o preda di commenti di un sarcasmo dolorosissimo. Credo sia un problema di consumabilità. Consumabilità dei rapporti. Non esiste più la cura, in una amicizia, come in un amore che nasce. Siamo entrati nell’ordine di idee che ‘o scatta o non scatta’ e poi si passa al prossimo/a in una sorta di arido zapping sentimentale. Invece non è così, cavoli, ma il Piccolo Principe non ve lo ricordate più?!

“Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “<addomesticare>?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia’ fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu’ amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guardero’ con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu’ vicino…”
Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo della felicita’! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro’ mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

Le relazioni vanno educate, ci vogliono i riti… altrimenti tutte le rose saranno uguali alle altre, nessuna sarà più speciale. E, le persone, meritano una possibilità, e un’altra ancora. Anche perchè, dai, anche a voi non farebbe piacere essere valutati proprio su quella sera in cui siete usciti col caghetto e non siete proprio il massimo della giovialità e dell’incarnato sano o voi signorine, proprio quella sera in cui siete nere perchè il vostro parrucchiere non vi ha fatto la piega e sembrate delle scope di saggina secche… o no?

impermeabile

Questo week-end è impermeabile. Un motivo per essere triste, molto triste, l’avrei. E’ uno di quei motivi per cui, forse, in una notte qualsiasi avrei pianto. Ma questo è il mio week-end e nulla può rovinarlo. E’ come d’estate, quando piove tantissimo e tu corri sotto la pioggia con la giacca sulla testa, se sei felice è come se non piovesse. Avrò tempo per sentire la mancanza e avere voglia di chiamare. Oggi, ho solo voglia di pensare a me. E a quanto ci si sente leggeri con tre amici, di ritorno da una bellissima serata, con le dita unte dal gnocco di Alberga, canticchiando una canzoncina.

Per iniziare al meglio il mio 25esimo anno penserò alle cose che non dimenticherò mai della serata appena terminata.

♥ Le amiche. La Paola che mi regala un pomeriggio tutto per me e un certificato di Amicizia. Thelma che corre a prendermi sulla carrozza principesca. E il fiore bianco, che solo chi mi ama davvero poteva portarmi. Luigi, la mia cucciola di transessuale. La Robby e la Saretta, dolcine. Mara Maionchi, che arriva in tuta e tanto amore. La Marcy, che, anche se da lontano, c’è sempre.

♥ I giochi scemi. Il canzoniere. Il puzzle musicale. I testo tradotto. E twister. Anche se vi odio un po’ perchè fate fare giochi di movimento a me, che sono un bradipo in sovrappeso vestito da signorina chic, mi sono divertita tantissimo.

♥ Le nuove amiche. La Katia e la Chiara. Perchè chi conosci così poco e ti regala un sorriso così dolce merita un ringaziamento speciale.

♥ Tantissima gente! Questa festa è stata un successo di pubblico!

♥ Gli amici lontani. Non dimenticherò mai gli amici che si sono fatti Firenze-Modena in serata per arrivare, stupendi, armati di un mazzo di calle bianche (perchè, gli amici, leggono le cazzate che scrivo, e se ne ricordano) e di un alcol test come dono… E i re magi, Andre e Michel, arrivarono con oro, argento, calle bianche ed alcol test.

♥ Leo Modena. Lui c’è sempre. Sempre e comunque.

♥ Le delusioni. Ci sono delusioni piccole, che ti aspetti. Come chi fa la sua comparsata forzata poi si defila imbarazzato per fare una serata migliore. Poi ci sono delusioni grandi, di chi non ha nemmeno trovato il coraggio di farti gli auguri. Il bello delle delusioni grandi è che te le ricoderai per talmente tanto tempo da non ricaderci ancora e, soprattutto, fanno da cartina tornasole per chi eliminare dalla rubrica del cuore.

♥ I fiori. Ad un certo punto sembrava più un matrimonio che un compleanno (o la Madonna del Carmine in processione). E Bo che voleva che facessi il lancio del bouquet (di Matti, grazie tesoro, tanto amore!).

♥ I nostri locali. Adoro festeggiare in un luogo in cui mi sento a casa. Adoro il Barrique e i miei tesori che ci lavorano dentro. Adoro lo Snoopy, per i ricordi e perchè è l’ultimo vero club ’70. 

♥ L’autoradio. E’ il regalo più anni ’90 che abbia mai ricevuto. Vi amo così tanto!

♥ Le sensazioni. Mi sentivo bellissima, perchè ero felice. Perchè i sogni non si avverano, ma bastano gli amici più veri a farti essere profondamente felice.

♥ Le sorprese. Si, questo è ciò che porterò nel mio 25esimo anno. Perchè nella mia vita qualche punto fermo ce l’ho, chi non mi deuderà mai, chi so, mediamente, quanto mi starà vicino e mi deluderà così così, forse, temporaneamente, ma la cosa più bella è chi ti sorprende, quegli amici che forse avevi sottovalutato e che, invece, nei momenti importanti, non mancherebbero per nulla al mondo.

Infine, non mancherò di ringraziare me stessa, per aver sempre cercato di non essere coerente, di non essere media, di non essere prevedibile, per aver cercato di amare. Per aver riso, soprattutto, in faccia ad una vita che spesso è un film. Mi ringrazio, perchè non mi sono persa. Perchè, ancora oggi, i compromessi li odio. E vivo danzando.

 

Volevo aspettare a scrivere il post su venerdì sera per mettere le foto contemporaneamente.. ma la mia fotografa ufficiale è stata impegnata ad accoppiarsi tutto il week-end e non è stata abbastanza celere… perciò, ecco a voi, col dovuto ritardo, ciò che accadde venerdì 06 febbraio 2009, tra il Barrique e lo Snoopy…

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