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Dietro le nuvole

Sovolerò sui riprovevoli fatti del w-e appena trascorso solo perchè ho appena passato una serata incantevole.

Le labbra voluttose appena macchiate di un dolce rosso come ombra di un vino sorseggiato nella cornice di una piazza gremita di gente e cadele, avvolta nel fascino di una musica malinconica e meravigliosa. Fiori come centrotavola. Il paese che riposa placido ai nostri piedi. Da sopra, tutto sembra calmo e domabile. Odore di mattoni scaldati dal sole e puniti da una pioggia improvvisa. Alcuni amici, con i quali ridere delle ultime serate. E qualche sguardo più profondo. Qualcuno parla di desideri, ma le stelle questa sera si nascondono. Sarebbe la serata perfetta per innamorarsi, se solo se ne avesse il coraggio. O per ballare un tango. Resta solo la spenta voglia di trovare qualcosa dietro, una stella talmente sfacciata da bucare le nuvole e mostrarsi fiera nella sua luce.

Buonanotte a me. Un ultimo saluto commosso al cielo.

Appunti di Viaggio

Sinceramente, nella mia assurda vita, di cose da raccontare ne sono accadute, ma… ecco, i fatti delle ultime due settimane apportano un ottimo contributo al forziere di preziose storie incredibili che mi colorano. Del resto, come poteva essere una vacanza normale quella che inziava con i seguenti presupposti…

 

Preambolo.

Partenza isterica, controllo valigie compulsivo. Sempre troppo pesanti. Corsa in areoporto, traffico su ardente tangenziale bolognese. Ansia. Arrivo, comunque, in anticipo. Colazione al bar. Primo morso alla brioches, macchia gigante di nutella su t-shirt candida. Molto bene. Con grande scioltezza ed eleganza mi lascio cadere la sciarpa sul collo in modo coprire provvisoriamente il dramma e poi corro alla prima toilet con la valigia sotto braccio, cambio maglia tra il wc e il cestino, meglio che James Bond, e partenza. Compagna di viaggio Bologna-Roma: una ex Barbie vecchia che legge un libro in greco (vecchia, solo tu puoi capire). Sbarco a Fiumicino, arrivi, la prima persona che vedo è… Gimmy Ghione, molto bene, se questo è un segno molto probabilmente tornerò fidanzata a Capitan Ventosa.

 

I compagni di Viaggio.

Fiumicino, il giorno seguente. Areoporto caldo e caotico. Miriam. Angela. Giacomo. Antonella. Enrico. Ernesto. Maria Pia. Marco. Aldo. Elisa. I Ragazzi. Ci guardano un po’ spaesati da dietro i nastri divisori del check in mentre noi, come formichine impazzite litighiamo con le hostess a cui lo smalto alle unghie ancora fresco rallenta anche i pensieri più semplici. Non mi sembra vero che l’avventura stia davvero iniziando. Ora che la scrivo, mi sembra di parlare di anni fa.

 

L’arrivo.

E il freddo. La pioggia. Una strana sensazione, non sono carica come avevo previsto, questo mi spiazza. Non riesco a sforzarmi e a fingere. Perciò prendo il mio libro, quello che mi ha affidato la mia amica prima della partenza, e leggo, così mi calmo, inzio ad entrare in una dimesione diversa delle cose. Il college. Chi già è arrivato e chi arriverà. Silvia. Giorgia. Federica. Erika. Carmelo. Giovanni. Giusy. Moreno. Il delirio delle stanze. La stanchezza. I capelli bagnati. Le prime forti impressioni.

 

Lo staff.

E la serena sensazione di essere in vacanza con un gruppo di amici. Le birre. Il rhum. La vodka. Le risate in staff room. La pasta sempre troppo piccante. Riprendo la carica che non avevo trovato nella partenza, credere in ogni nuovo giorno è una propulsione eccitante. L’incredibile diversità in ognuno e la voglia di capire cosa c’è dietro ad ogni viaggio. Gli occhi dolci, profondi e maliconici di Giusy. La simpatia di Marco. La follia di Erika. L’intelligenza di Miriam. I silenzi di. Stare semplicemete bene. I discorsi, le chiacchere, le cazzate. I gavettoni alle 4 del mattino. La vice che entra in reception a chiedere le master key, grondante, fingendo indifferenza e il guardiano kenyota che, sogghignando, le dice che può anche smettere di fingere di fare la buffona seria che tanto ci ha visti dalle telecamere mentre facevamo a secchiate nei corridoi… Le cascate e i giochi d’acqua dal sesto piano. Le camere svuotate. Le ore dormite, solo in pullman.

 

I ragazzi.

Quelli che fingono di non avere bisogno di te e poi invece ti cercano come una preziosa stella polare. Quelli spontanei, che ridono e piangono ancora senza vergognarsi. Quelli che hanno molte meno paure di noi, quasi 30enni. Quelli che si fidano, e se li tradisci sanno cos’è la delusione. Quelli che rompono le palle per fumare ogni cinque minuti, ma se ti ci fermi a parlare, se ne dimenticano, che non potevano fare a meno di fumare. Quelli che si innamorano, per circa un quarto d’ora. Ma quello è stato il quarto d’ora più intenso della loro vita. Quelli che cantano, e non importa se sono stonati. Quelli per i quali noi tutti eravamo là.

 

La pandemia.

Perchè il pericolo è il mio mestiere, cari lettori. Quindi, se qui in Italia scoppia il delirio per l’influenza suina, noi cosa si fa? Beh, ma giustamente si va esattamente nelle fauci del leone, tanto cosa vuoi, che becchi proprio noi?! No, infatti… 15 ragazzi e 5 animatori.. più quelli che si stanno ammalando ora, ecco, mi sembra un bilancio più che accettabile. Alla fine avere gli ambulatori pieni e dover ricoverare gente anche nella staff room è stato anche divertente, ad un certo punto sembrava più una missione umanitaria che una vacanza studio. Ho fatto assistenza, servizio pulizie, organizzato la cooking competition malati, confidando nei superpoteri dei miei anticorpi che, ad esser sinceri, hanno visto cose che alle suine fanno un baffo, ma , ahimè, non è stato abbastanza, la suina si è impossessata di me, perciò, cari affezionati, con immenso piacere vi annuncio che la vostra eroina è in quarantena per altri cinque giorni. Chiusa in una stanza con l’unico piacere del pc e di montagne di libri. Il cibo mi viene lanciato da Muadre che rimane coscienziosamente sul ciglio della porta. Credo che impazzirò, o farò impazzire voi, scrivendo continuamente. Ah, una chicca fetish, sono costretta a portare una mascherina ogni volta che entro in contatto con esseri umani (e non pensate subito ad Eyes Wide Shut, suini che non siete altro, lo scenario è più da malata da ospedale psichiatrico).

 

I cieli.

Azzurro. Quello romano del primo volo. Pieno di nuvole ovatta appese. Col sole arrabbiato che bussava ai finestrini ovali. E noi a sfrecciarci in mezzo, con le nostre storie pesanti, che tra blu infinito il bianco neve e l’arancione zen sembrano annullarsi. Plumbeo. Così rigorosamente inglese. Serio e intransigente, ogni giorno ci rovesciava addosso litri di pioggia. Solo di giorno. Le albe invece. Quelle si, che avevano il gusto di un nuovo inizio. Ci sorprendevano dai finestroni della staff room, curiose di sapere perchè fossimo ancora lì, a parlare, un sorso di birra, spegnendo l’ultima sigaretta. L’ultima alba è stata la migliore, triste e lenta, irreale,  un sole sfacciato a riscaldare i discorsi di due anime forse un po’ inarrivabili. Labbra bagnate dal rhum e occhi puntati su parole che raccontano vite e passati. La sensazione di non volersene andare mai da quel momento. Una frase scritta su un cd. Sono le 6:50 e tra 10 minuti parte il mio pullman per l’areoporto, mi riporterà sotto il cielo italiano. Chiudo di fretta la valigia. Il cuore. Gli occhi. E scappo giù.

 

Ci sono due canzoni che porterò con me per sempre, una è un regalo da parte dei ragazzi, uno dei momenti più emozionanti dei questa meravigliosa avventura, la speranza e il domani; l’altra è una canzone che, una sera, forse per sbaglio o per scherzo,  qualcuno disse che era dedicata a me. Io, per sicurezza, me la porto dentro.

 

Da chi disse che ho gli occhi dolci, ma la faccia cattiva…
It was a beautiful day
Don’t let it get away

 

Letterina di Natale

Caro Babbo Natale,

sono una quasi 25enne dalla vita più incasinata di quella di Britney Spears nei momenti migliori (dai che te la ricordi Britney, quella che ti chiede le bottiglie di whisky e la bamba ogni anno…), non mi sono ancora rapata a zero solo perchè altrimenti la mia vita sentimentale ne risentirebbe ulteriormente, per ora vince ancora l’istinto di autoconservazione.

Dunque Babbo, ero indecisa sullo scriverti o meno, in realtà volevo scrivere alla Befana, che è donna e, si sa, lei capisce, ma poi ho pensato che, forse, piuttosto che una vecchia zitella, acida, che non vede un parrucchiere dai tempi del colera, con i peli sulle gambe (e Dio solo sa dove altro…), i bugnacci sul naso e che l’unica cosa che ha cavalcato nell’ultimo millennio è una scopa… ecco, Babbo, ho pensato che alla fine mi avrebbe capita meglio un uomo.

Quindi, iniziamo ad avanzar pretese:

  1. Due taglie in meno (di culo, non di reggiseno! intendiamoci bene, che non mi vai a compromettere l’unico bene di lusso…).
  2. Una LV, possibilmente una Lockit Vertical (eh, dai.. questa ci sta sempre, e poi ti rende più facile la realizzazione del punto 3).
  3. Un fidanzato perfetto. Figo, sexy, intelligente, simpatico, viaggiatore, interessante, di personalità (e non mi deve nemmeno regalare la borsa dei miei sogni! me l’hai già portata tu!).
  4. Niente più cerette e ciclo mestruale a comando (qui, tu sei uomo, e capisc’ ammè…).
  5. Immunità parlamentare in caso di etilometro (e segreto di stato per chi viene trovato in macchina con me…).
  6. Tanto sesso. Troppo sesso.
  7. Trovare un lavoretto che mi impegni al massimo due ore al giorno e mi renda un reddito lordo annuo non inferiore ai 48.000€ (la prostituzione non vale).

Ok, direi di aver detto più o meno tutto. Ora, io intanto ci ho provato, ma, considerato che,  visionando le tue immagini recenti, non ti presenti su un trono di luce vestito di vesti bianche e con una lunga barba, e nemmeno come un nano abbronzato dai capelli trapiantati, e che, quindi, non sai dotato di falcoltà miracolanti, metto le mani avanti e, se proprio i 7 punti precedenti non sono possibili allora ti chiedo questo:

dammi il coraggio di essere più buona con i miei, che non mi capiscono, ma non lo fanno con cattiveria; mettimi un po’ più di giudizio in zucca, che così, spesso, sono proprio una debosciata; ricordami di essere sempre presente per le mie amiche care, quelle vicine e quelle lontane; aiutami a riordinare un pochino la mia vita, perchè il caos è bellissimo, ma così affogo; e, infine, dammi il coraggio di credere ancora in qualcosa di importante e speciale, prima che tutto venga spazzato via.

Non so se il miracolo serva più per i primi desideri o per i secondi, ma tu fai quel che puoi, e, al massimo, se proprio non riesci, il 24, quando smonti dal lavoro, passa di qui con le renne che ci si sbronza insieme.

grazie Babbo,

baci,

V.

scandaloso_babbo_natale

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