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No, i fiori non dormono, di notte.

Seduta su una sedia di plastica verde, alle spalle di una baracchina di un piadinaro notturno, in uno di quei parcheggi silenziosi, che accologno i relitti della notte gocciolante di vita, guardo il display del mio telefono, mentre un alito di vento freddo mi stringe nel tranch.
04:05. Un sms a chiedermi un po’ di calore, in questa notte preludio d’inverno. A chiedermi quel profumo che aveva bevuto appena prima, salutandomi, in quella discoteca piena.
04:27. Senza pensarci, decido che non ce la faccio. Sento che ho voglia di fare l’amore con qualcuno che mi emozioni.

Salgo in macchina sola, e mi lascio sussurrare i racconti della via Emilia, guidando verso casa, chiedendomi solo, poi, della notte che cosa rimane. 

 

Tutta l’oscurità di notti senza luna
nell’anima è addensata in un fior di lamento.
Nel calice d’acciaio essenze dei Mai Più,
e i petali si tingono d’un’elusa realtà.
La bocca salda e rosa non sentirà il contatto
delle mie labbra stanche di dare baci al vento.
Né le mani assetate nel mio atto dorato
vi lasceran violette recise nella carne.
Sul roveto fiorito restò la mia agonia
scorticata e ferita di Chopin e di piano,
cominciata in un ritmo sessuale e sereno.
E lontano la dea della Malinconia
taglia il mio fiore amaro con la sua calda mano,
imbiancandomi il capo con rose di memoria.
(Federico Garcìa Lorca)

Mondanità

Sei giorni, tre serate mondanissime. Se qualcuno si chiedesse il perchè dei precedenti giorni di silenzio, è questo. E’ il tempo fisiologico necessario a riacquistare le facoltà mentali dopo il venerdì d’inaugurazione dello Snoopy, con caldo tropicale, col finire al tavolo con gente improbabile a sbocciare le magnum di champagnaccio, che ci fa bere a collo da una bottigliaccia di havana, con un vestito di seta imbrattato da portare in lavanderia, con i soliti deliri invernali, insomma. E poi, il sabato, la replica. Dopo un aperitivo con un nuovo non-fidanzato di rara scemenza,  Il Tavolaccio, esattamente davanti a quello dei carabbinieri (per chi è nota, e non lo sa), i fiumi di vodka-lemon, i deliri sessuali di Frank, gli appuntamenti notturni mancati. E, non paghi di questa botta di mondanità (e alcolismo), mercoledì, la tripletta (si, lo so, mi sto godendo un po’ troppo queste ultime due settimane da fancazzista, ma poi divento grande, giuro!). Aperitivo, pizza e Sali e Tabacchi. Entrata da star, as usual, free e saltando clamorosamente la fila, pienissimo e, devo ammettere, non solo di bella gente, ma comunque da non perdere il suo fascino.
E, mentre sei lì che combatti con una shampista in mini-abito di lycra e stivali e tenti di salire sul gradino del bar per cercare un centimetro cubo di aria respirabile, lo vedi.

Lui. Lui che a ballare tra tutti quei mezzi manichini scappati dalla vetrina di Volpi è fantastico con una maglietta dei Ramones. Per un secondo tutto è immobile, anche il respiro, il cuore, tutto. E in quel secondo sei completamente scevra di difese. Afferrabile. Fragile. Nuda, ero nuda. E anche se sai che è finita, che lui ha scelto l’altra, il porto sicuro, non c’è niente da fare, come lui ti prende la testa e ti accarezza e, senza riuscire a guardarti negli occhi, ti dice che sei bella, ti sconvolgerà sempre l’anima. E io, questo, non lo cambierei per nulla al mondo. Perchè quando la Paola mi  chiede se alla nostra età esiste ancora il tuffo al cuore la vorrei fare entrare un attimo, solo un attimo, a sentire, qui dentro, che casino c’è, quando vedo lui.

piesse: so che questa frase ti piace tanto, te la presto quando vuoi, perchè so che capisci.

pi-piesse: …e siccome è facile incontrarsi, anche in una grande città

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Gente, io bramo di un Amor Carnale e violento quest’uomo…

 

 

E, a parte i subbugli sessuali, sono veramente felice che abbia vinto, lo trovo elegante e autorevole, con una classe innata nell’emozionare.

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