Ieri notte, sulla spiaggia, bevevo e ballavo.
Sull’ottovolante, quando tutto di gira in torno fortissimo,
e vedi le facce di chi è sulla giostra con te, chi si diverte, chi ride, chi urla.
Anche tu ti muovi fortissimo,
ma se chiudi gli occhi un istante, paradossalmente, sei immobile,
continui a sentire la musica del luna park, forse, ma, in lontananza.
Ieri notte, in mezzo a quel turbinio di delirio,
in quel luna park dell’assurdo,
ho alzato un attimo gli occhi,
ed ero immobile,
davanti al cielo vuoto,
davanti a quelle stelle crudeli che mi guardano e non sanno spiegare
perchè non mi vuoi, ma mi guardi. Sempre.
Quelle stelle beffarde ridono, e, pietose, osservano il gioco al massacro che stiamo facendo.
Il gioco che domani tu non ricorderai più.
Il gioco che ricorderai di fare quando, incontrando i miei occhi, non riuscirai a dirmi di no per sempre, ancora una volta.
Allora, ci odieremo,
e sarai l’odio più dolce che io abbia mai provato.

