Stasera, mentre mangiavo la mia pizza fredda davanti al pc, parlavo con un e-friend della nostra condizione di singletudine. Ovviamente, ultimi baluardi dell’orgoglio single, tessevamo le lodi del nostro coraggio di stare soli, vincere l’acidità, piuttosto che vivere una vita finto-felice. Ed è vero, l’ho già scritto tante volte, io non voglio una storia di serie B solo per non rischiare di stare in panchina. Voglio un amore bellissimo. Il fatto è che, a forza di stare da soli, ci si abitua. Ci si crea una vita piena e soddisfacente, si diventa belli, interessanti, colti, affascinanti, esigenti, molto esigenti e poco avvicinabili. Io tendo alla qualità, voglio attorno a me persone che stimo e, in questo, il limite dello snobismo è labile; e scatta anche quel meccanismo di autoconservazione per il quale ci si convince che alla fine così si stà bene e poi, mica abbiamo tempo noi, per un fidanzato, abbiamo le amiche, gli amici, le mostre, gli interessi, i viaggi, i progetti, le grandi speranze. Perciò, si entra in un circolo vizioso per il quale siamo single, giovani, brillanti, lavoriamo, mille interessi e zero tempo per gli altri. Diventiamo meravigliosi esseri di vetro. Intoccabili. La domanda è allora, dove stiamo correndo? Ci diamo un gran da fare per diventare perfetti, corriamo, corriamo, ma verso cosa? E’ giusto avere un obiettivo, anzi, vitale direi; ma è come in un viaggio, si decide la meta, ma quanto è bello farmarsi, un attimo, abbracciati a someone special, a guardare il panorama? Forse è solo un problema di confusione, di fermarsi nei luoghi sbagliati. Perchè se si continua solo a fare sesso a caso o ad essere sempre ubriachi o indifferenti, non so, ma forse lì l’amore, non ci si farma così facilmente, e non è una quesione di essere più o meno puri, è che ti abitui. Ti abitui a non dare importanza, a non emozionarti, a non emozionare. Io non so quali siano i luoghi dell’amore, ma so che se non ci si lascia travolgere, ogni tanto, chiudendo gli occhi, non si scopriranno mai i posti segreti. E, forse, queste sono le ennesime banalità sul tema, ma, in fondo, anche un cretino che ti invita a cena sperando di riuscire ad inventare qualcosa per sorprenderti è banale, ma è quella piccola semplicità che ci fa sorridere. No?
Notte, amici.
