Tag Archive: serate fuori


Ottovolante

Ieri notte, sulla spiaggia, bevevo e ballavo.

Sull’ottovolante, quando tutto di gira in torno fortissimo,

e vedi le facce di chi è sulla giostra con te, chi si diverte, chi ride, chi urla.

Anche tu ti muovi fortissimo,

ma se chiudi gli occhi un istante, paradossalmente, sei immobile,

continui a sentire la musica del luna park, forse, ma, in lontananza.

Ieri notte, in mezzo a quel turbinio di delirio,

in quel luna park dell’assurdo,

ho alzato un attimo gli occhi,

ed ero immobile,

davanti al cielo vuoto,

davanti a quelle stelle crudeli che mi guardano e non sanno spiegare

perchè non mi vuoi, ma mi guardi. Sempre.

Quelle stelle beffarde ridono, e, pietose, osservano il gioco al massacro che stiamo facendo.

Il gioco che domani tu non ricorderai più.

Il gioco che ricorderai di fare quando, incontrando i miei occhi, non riuscirai a dirmi di no per sempre, ancora una volta.

Allora, ci odieremo,

destinati a perdersi,

e sarai l’odio più dolce che io abbia mai provato.

Easy rider

Un tranquillo sabato sera.

Ancora trascinandosi sul viso le occhiaie del venerdì notte, la Vostra, armata di tanta buona volontà, nelle 18 di un caldo sabato pomeriggio primaverile si appresta ad uscire per raggiungere l’amico psicologo ad una conferenza da persone serie (serie per modo di dire poi..dato che, avvicinandosi al luogo della conferenza ha incontrato l’illustre e televisivo ospite -che si è presentato dicendo ‘Piacere Vale’, molto professionale..- e il suo psicologo a passeggio per il paese come due bambini in gita). Ovviamente, da ragazza previdente quale è, la signorina sa che le persone serie, dopo le conferenze, smettono di essere persone serie e vanno ad alcolizzarsi in qualche posticino chic, perciò decide di uscire fighissima, fasciata in un tubino bianco e su tacchi vertiginosi. Ciò che non sa, la vostra eroina, è che il suo cavaliere ha in mente per la serata un piano diabolico, che suona circa così: ‘Vale, andiamo a fare l’aperitivo in un posto che ti piacerà da matti, carinissimo… però però… ecco, sarebbe sotto le due torri, a Bologna… Dai! Ti carico in scooter e andiamo!’  O_O In scooter?!! Ma, ma… i capelli.. la sciarpina di seta.. il tubino… Colta da una disperazione iniziale, ci pensa un attimo, ma poi lo spirito da ragazzaccia prevale, e così, oplà, su la gonna, stretta nel tranch, tacchi arpionati alle pedanine… e via, immersi nel vento di una calda serata che sta per iniziare. E sapeva che non se ne sarebbe pentita (forse solo un pochino, a sopportare gli sguardi tra l’esterrefatto e il voglioso dei taxisiti in colonna di fianco a loro ai semafori), perchè le chiacchere tra caschi, guardando la strada che scorre sono fluide e molto confidenziali e perchè, Bologna, di notte, in moto, è meravigliosa… si respira il profumo dell’intelligenza, della cultura, della storia dei palazzi, si respira l’ombra del tepore del sole che era su quei muri, qualche ora prima. Aperitivo carino, gente nuova, diversa, storie di vite raccontate. Persone che non si rincontreranno mai, magari, ma che le hanno lasciato una briciola delle loro vite, tra uno spritz e una fragola.

Poi, il ritorno, veloce e freddo, verso chi ha appena terminato una cena carina e, a tratti, caricaturale, proprio come ci divertono tanto. Quindi, si raccoglie Thelma e si sale su una macchina, finalmente. La vostra centaura, intanto, cerca disperatamente di fare qualcosa per la propria bellezza, di cui rimanevano ormai solo i ricordi, ma invano (maledetti caschi! volevo precisare che quei film in cui c’è la figa che scende dalla moto e si leva il casco liberando una chioma di capelli meravigliosamente fluenti, ancora perfettamente truccata, sono solo film! dannazione! nella vita reale, quando ti togli il casco, hai i capelli più crespi di un corista gospel e allo stesso tempo appiccicati alla testa, per non parlare della patina di schifo che ti trovi sul visino… ma lasciamo stare..). E qui riprende la famosa saga dal titolo ‘Thelma e le sue buone idee’, nella fattispecie nella puntata ‘Facciamo un giretto al Baluardo?’. Molto bene, i racconti del cavaliere (del Duce) di Thelma, fanno da degno preambolo alla serata. Perciò si entra, con la Vostra con in mente immagini di uomini che litigano in macchina riguardo la marcatura del territorio e altri uomini che negano l’evidenza e commenti del tipo ‘eh, si, la amano molto… anche i miei amici…’ (e la NECESSITA’ di andare a cena al greco PRIMA di qualsiasi altra trasferta in duna). Nel giro di dieci minuti incontrano tutto il peggio del terziario modenese, si ritrovano catapultate nell’angolo ristoro di un autogrill e Thelma viene clamorosamente beccata dove non doveva essere. Venti minuti più tardi, un vodka lemon e un giro in bagno dopo, e si comprende la necessità di abbandonare il locale, perchè quando si inizia ad incontrare i propri sottoposti (leggi: la tua estetista travestita da Jasmine o la cassiera del Conad imprigionata in un top di rete fuxia e col glitter sulle sopracciglia che sembra forfora azzurra) nei locali che dovresti frequentare tu (o meglio, non dovresti), c’è un problema. Quindi tappa piadina, perchè i motociclisti, affabulati dalla notte bolognese, non avevano cenato. E poi nanna. Morta, infreddolita, sazia, sognante e, come sempre, sinceramente divertita dalla vita.

Uova di Pasqua

Quest’anno, nell’uovo di Pasqua ho trovato tante divertenti sorprese.

Un navigatore satellitare.

L’ho trovato nell’uovo di venerdì sera. Regalo utilissimo, quando vaghi per la provincia bolognese per cercare una discoteca di moda 10anni fa, in cui ti stai recando per accontentare i capricci dei simpaticissimi partecipanti alla cena carina che avevi con tanto amore organizzato. Sarebbe stato più intelligente utilizzarlo per perdersi, piuttosto. Anzi, per perderli. 

Un timbrino.

Un timbrino, che in realtà è un tatuaggio, con scritto sopra ‘Polisportiva Gaggio Calcio’. Vinto sabato sera, ad una festa. Ecco, le feste di Thelma. Potrei parlarne per ore e ore. Perchè lei ha la capacità di di fiutare sempre le situazioni migliori, ed io di supportarle pienamente. Quindi, al grido di ‘Io me lo sento che almeno un giretto lo dobbiamo fare’ ci accingiamo ad entrare. Per la verità ci avviciniamo ad un gruppo scomposto di persone ammassate ad un vecchio casolare in campagna per il quale probabilmente hanno chiesto il subaffitto ai tunca che lo abitano solitamente (perchè se fanno delle feste a meno di 500mt da casa mia, e io non ne sono a conoscenza, c’è un problema). Molto bene, stringo al cuore la Louisa e le giuro che la proteggerò ad ogni costo, prego per il tranch nuovo, e arriviamo alla cassa. La cassa. O meglio, il mio vicino di casa che mi chiede 10 euro e mi timbra la manina. Il mio vicino di casa, ho dato 10 euro al mio vicino di casa, per entrare ad una festa di sbagliati, poi. Guardo Thelma e le giuro vendetta. Da qui, un tragico susseguirsi di eventi. Alla vostra destra ‘Il gruppo di motorini che si riuniva sotto casa mia a 15anni’. Alla vostra sinistra il disperato fidanzato della mia amica che cerca di sbronzarsi per dimenticare dov’è lei questa sera. Dritto davanti a voi i bagni chimici. Tutto intorno a voi, la puzza di umano. E ancora, gente che ci guarda malissimo perchè vestite troppo bene. Poi, d’un tratto, la serata cambia faccia, vedi uno figo, finto robboso, ma davvero figo e, casualmente, tu e la tua amica vi trovate a fianco a lui ed al suo amico in fila al bar (bar.. non si può mica chiamare bar poi…) e, sempre casualmente, si attacca bottone all’amico e poco dopo ci si trova fuori (vicino al casolare del mistero) con duecento drink in mano e in un dialogo dell’assurdo del tipo:

Io: “Ma tu, per caso, conosci un certo M***** Z*********?”
Lui (silenzio): “Tu facevi il Sigonio.”
Io (non è vero, non sta succedendo ancora, tu non sai davvero chi sono io): “Ehm… si… allora conosci M*****?”
Lui: “Ovvio! Lui aveva una gran cotta per te al biennio…”
Io (fuxia, fingo indifferenza): “Uhm, non saprei…”
Lui: “No, non era una domanda. E’ così, mi ricordo.”
Io (cercando di buttarla sul simpatico): “Eheh… non lo sapevo, sarà stato molto felice allora, visto che poi io sono andata col suo amico…”
Lui: “Ah, e come si chiamava il suo amico?”
Io (ignara, titubante ed impaurita, rispondo): “M*****”.
Lui (ride): “Era il mio compagno di banco! Ma dai… siete stati insieme…”

Molto bene. L’uomo che vorrei violentare nella cascina abbandonata era il compagno di banco del mio ex e l’amico del mio amico d’infanzia che era segretamente innamorato di me. Perfetto. Faccio comunque prendere informazioni su di lui all’Urp dei Supereroi e si pattuisce una violenza casuale alla prossima festa. Torno a casa con tre macchie di polvere bianca sul tranch (fecola?), e penso alla domanda che mi facevo qualche giorno fa riguardo al ‘Come mai, ultimamente,  non conosciamo più qualcuno di nuovo?’ e la risposta è: ‘Perchè ormai li conosciamo già tutti! E se non ti conosco, mi sono di certo fatta un tuo amico (io o Thelma, è uguale)’. Necessito un cambio di residenza.

Una faccia di marmo.

Per far finta di non provare un dolore profondo quando mi trovo in mezzo ad un pezzo di passato che, ora, fa finta che io non esista. Quando, per prendere un caffè, devo tenere gli occhiali da sole. Ma, anche, per non sogghignare quando vedo uomini che al mio passaggio stanno male, gente incredula che si allenta la cravatta, perchè, ora, ho anche il fascino della bella e cattiva.

Un carro allegorico.

Chi mi conosce sa che io, nel mio essere sempre benevola col mondo, odio le sagre. Ma le odio proprio sinceramente. Detesto le masse di provincialotti medi che si aggirano per brutte bancarelle, aborro le parate, le bande, le majorette  e appiccherei il fuoco ai carri allegorici. Detto ciò, secondo voi, mia moglie, dove mi ha trascinato per la gita di Pasquetta? Bravi. Proprio lì. Alla Festa della fioritura di Vignola. Sognerò il delirio di provincia meccanica a cui ho assistito oggi per mesi, credo.

Un ovino, vuoto.

Perchè questa settimana, sopratutto, la sorpresa è che mi sento vuota come un uovo di cioccolato. A dire il vero non è una sorpresa, ma si sa, è vita dura per noi cattive durante le festività. Ho il cuore vuoto. E’ brutto avere nessuno a cui pensare, nessuno di cui attendere in ansia i messaggi o le chiamate.

Un piccolo sole.

Perchè oggi, tornando dalla nostra gita nella provincia assolata, ascoltando il Liga coi sogni di Rock ‘n Roll e l’aria fresca di campagna che entrava prepotente dal finestrino, ho pensato che ho proprio voglia d’estate, della sensazione del caldo sulla pelle di sera, col venticello del mare, con le sbronze e le risate e le feste e ballare canzoni stupide, che nelle notti d’estate hanno sempre un gusto diverso, più magico. Perchè ho la sensazione che l’estate dei miei 25anni sarà stupenda e divertentissima, ma anche un po’ l’ultima di un ciclo. Sento come se qualcosa in me stesse finendo, finendo benissimo, ma finendo.

E allora, massì, chiudiamocela in bellezza…

 

 

Che fai in questo momento?

Valentina si da lo smalto sulle zampine.

Valentina si fa bella per la serata fuori con gli amici.

Valentina parteciperà allo Zerbino Party – Happy Birthdy Mr.Canovi.

Valentina pensa che non sarà bella subito, domattina, al lavoro.

Valentina crede che sia meglio, prima di stasera, fare testamento biologico e non e firmare la richiesta per la donazione degli organi (quelli ancora buoni… il fegato magari no… al massimo in saldo)

Valentina lascia i sandalini Miu Miu a Pierino e vorrà essere cremata in una pochette gioiello.

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