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Solitudini

Buonasera Mondo.

Voglio solo lasciarti qualche pensiero notturno, ora. Sono rientrata venerdì dal corso per diventare grandi nella metropoli e, in effetti, un pochino lo sono diventata. In chiusura, venerdì sera, il formatore ha detto una dei quelle frasi retoriche che però fanno effetto Non occorre essere grandi per cominciare, ma occorre cominciare per fare una grande cosa. Alla vostra grande occasione. E a me è venuto da piangere, ma non una delle mie solite crisi isteriche da psicolabile, dopo, sul taxi che tagliava sgarbato una tranquilla Milano prefestiva, ho sentito la certezza, erano lacrime di gioia, perchè, dopo tanto, ho capito di potercela fare, che, forse, ero brava davvero. Questo non è il mio sogno, ma è una vita bella.

Poi sono tornata, serena, alla mia piccina città. Un sabato circandata dalle mie amiche. Risate, drink, tacchi alti, sorrisi sinceri, la discoteca del cuore. Un incontro un po’ troppo forte, come è stato definito. La paura di una possibile dipendenza. Palpebre che sbattono piano assordate dal rumore del cuore.

Va tutto davvero bene.

Vorrei solo poterlo condividere con un abbraccio che mi aspetta la sera, che abbia voglia di portarmi al cinema e che non si stanchi mai di vedermi sorridere. Che domani ricordi il profumo di cui la notte si nutre.

 

Le Grandi Solitudini

Sempre così suonano tutti i bicchieri
Poi le donne e gli amici si vestono in fretta e io gli ascolto i motori
Se ne vanno lasciando il silenzio tra la cenere di un venerdì
Mezzanotte tra i piatti di carta e la bottiglia di gin
Si può morire così sbranati dal desiderio

In questa notte d’estate che esplode di luci e ci incanta il pensiero
Il mio sole è lontano ma sì ogni sole si accende da qui
Di fedele mi restano gli occhi e questa camicia che ho
Le grandi solitudini ci fanno così ruvidi
E staccano i telefoni, tu chiama col cuore se vuoi
E immagino quel brivido quando torno a vivere negli angoli di un corpo diverso dal mio
E il giorno scivola via la faccia sul marciapiedi
Siamo navi partenti ma quale bandiera siamo sempre stranieri
Ma balliamo da soli lo stesso aspettando il miraggio di un sì
Ci va bene un amore anche espresso solo scaldato così
Le grandi solitudini se arrivano a sfiorarsi, lo so
Si spogliano in un attimo e via
Daremo fuoco a questa signora la notte
Che esplode dentro all’anima qui e ci scrive la storia di noi

Siamo un passo di tango, di samba, un fandango, uno sputo d’eroi
Ma fingiamo di amare lo stesso, anche un’ombra che passi di qui
Nascondendo in un grumo di sesso di un vuoto pieno di sì

Le grandi solitudini ci fanno così ruvidi
Ma siamo teneri, lo so, dimenticati però
Le grandi solitudini se arrivano a toccarsi lo sai
Non bastano i telefoni del mondo per dire tutto di noi
Tutto di noi.

Riassunto delle puntate precedenti.

Non mi ero resa conto di quanto tempo fosse passato dal mio ultimo post fin quando non ho aperto la bacheca di wordpress e ho trovato un alert che diceva: “Ma che cazzo di fine hai fatto?!”. Sono vergognosa, I know. Perciò preoseguo con il riassunto delle puntate precedenti.

 

Punti di vista.

Quesito: meglio una magnazza di unto emiliano alla trattoria La Padella in una tragica provincia, in cui le zanzare hanno il racket dei parcheggi in riva ai fossi, con il parentado (e gli amici dell’alfa 33) della tua fidanzata, seguita da un tavolo di compleanno in discoteca per tua figlia che cresce, condiviso con un branco di cocainomani antipatici e maleducati che termina con il coglione di turno che ha perso il controllo degli arti e ti lancia un vodkaredbull INTERO sul vestito, oppure, uno stylosissimo sabato sera in lungo a Firenze, con cena a buffet sulla terrazza di un’elegantissimo hotel dal quale si domina un’incantevole vista della città, circondate da uomini di incredibile bellezza? Beh, considerato che alla festa dei sogni gli etero erano, forse, quattro, è decisamente meglio il venerdì sera trucido. Almeno si torna a casa incazzate e non con le ovaie doloranti e istigate alla masturbazione.

 

Vacanze Romane.

Ma facciamo un passo indietro. Dove sono finita la scorsa settimana, tutti si staranno ansiosamente chiedendo… Ebbene, la vostra eroina è fuggita per una quattro giorni semi-lavorativa nella Capitale. Sentivo la necessità fisica di staccare un po’, di cambiare aria, di sentirmi trasportata altrove. Nei pochi momenti liberi ho passeggiato sola tra il Colosseo e Villa Borghese, sfiorando piazza Venezia, incantandomi davanti al Pantheon. Mi sono seduta all’ombra del colonnato di San Pietro e ho pensato che girare da sola una città così ha un gusto diverso, magico. Non ero una turista, ma una donna che cammina, accompagnata da una melodia maliconica e dal profumo di estate coloniale. Innamorata di una bellezza senza tempo. Poi c’è il lavoro. Dovete sapere che nel periodo estivo mi occupo di animazione (eh beh… già che sono pagliaccia almeno ne faccio una rendita), perciò mi sono lanciata a Roma, sede del tour-operator per il quale lavoro e città di residenza della maggior parte degli animatori che partirà con noi quest’anno, per programmare il soggiorno. Quindi delle gran mangiate ( perchè a Roma ‘se magnna!’) e bevute in compagnia, condite con la serietà necessaria per discutere su come fare passare a 150 ragazzini 15 giorni indimenticabili. Questo lavoro mi riempie di gioia, sapete? Sarà transitorio, qualcuno lo riterrà poco prestigioso o umile, forse è anche è vero, ma voi non potete capire cosa significhi lavorare per rendere felici i ragazzi. Non è tanto cosa si va a fare o quanto ci si diverte, ma il perchè si è lì. Si fa così presto a dire che i 17enni d’oggi non hanno più valori, non hanno più sogni, sono solo ingrati e maleducati e spesso è anche vero, lo diventano. Ma perchè lo diventano? E sopratutto, se i genitori troppo impegnati tra la palestra e il corso di latino-americani se ne fregano, perchè non provare a fare qualcosa? Hanno solo il disperato bisogno di qualcuno che dia loro delle regole e che li ascolti. Si sentono invisibili, per questo soffrono. E ognuno ha il proprio modo di dimostrare la sofferenza, chi si chiude, chi mette una maschera, chi infila una cazzata dopo l’altra. Noi, che abbiamo pochi anni più di loro e ci siamo appena usciti dall’adolescenza, noi che ce lo ricordiamo ancora il conflitto con i genitori, la scuola, le droghe, gli amori difficili, perchè non tendere una mano? Loro sono il futuro, un futuro impaurito. Anche noi quasi trentenni abbiamo le nostre di paure, che a volte sembrano giganti, allora, creare relazioni, forse può aiutare tutti. Provate a raccontare un vostro fantasma ad un 16enne, vi darà la soluzione che voi non riuscite a vedere. Amo questo lavoro perchè non lascia soli, non abbandona, sicuramente non sarà il lavoro della mia vita, ma di certo arricchisce molto più di altri impieghi diciamo.. più glamour.

 

ps. lei, in un leggero pomeriggio di giugno, contemplava, sola, fontana di Trevi… d’un tratto un uomo, affascinato, la avvicino è le rivolse queste parole “signorina, ma quanto è bella… è per caso incinta?”. INCINTA?! Ma sei scemo? Vai via… VELOCE.

Thelma e Louise live in Milan.

Avevo bisogno di scappare. Solo un po’. Ma di prendere la macchina, imboccare l’autostrada ed andare. Così venerdì sera, appena finito il lavoro, sono saltata in auto e, in compagnia di un buon cd, sono volata a Milano, da Thelma. Volevo una serata con lei. Una serata delle nostre, in cui usciamo bellissime e frivole e davanti ad cosmopolitan parliamo delle nostre vite assurde e incredibili. Quelle serate itineranti che iniziano con un aperitivo figo, continuano con un drink in un cortiletto che potrebbe sembrare Siviglia (invece è Corso Como 10) e finiscono con un benzina lemon in un bar di giapponesi emo a fare a botte per arrivare ad un bancone sul quale orde di funghetti unti troneggiano galleggianti in bacinelle d’olio. No, a dire il vero finiscono con una piada sul bancone bohemien di Thelma, con l’aria della notte che accarezza gli ultimi dolci discorsi prima di dormire. C’è qualcosa che ci accompagna sempre, sapete? La consapevolezza di essere sempre e comunque meravigliosamente imperfette ovunque e, soprattutto, il sapere di poter, sempre, contare l’una sull’altra. Avevo bisogno di toccare questa invisibile certezza. L’ho sentita nel profumo di una strada aspettando un taxi, l’ho gustata in un delizioso cannolo spolverato di zucchero.

Felicità

Oggi sono una donna felice.

Si, perchè… una cena al freddo, col vino aperto al tavolo, il cibo discutibile, la gente discutibile, io che lascio il cervello parcheggiato fuori dal Moro e mi sento comunque troppo intelligente, Luigi che mi abbandona in balia del fidanzato scemo della Ghiaia, la Ghiaia che intavola conversazioni sulle eliminazioni di Uomini&Donne, gli incontri con gli ex amanti che ormai non riconosci nemmeno più, le 5€ per parcheggiare davanti, un ex Campione del Mondo al tavolo con cinque cocainomani e sette puttane, insomma… il solito circo dello Snoopy, che poi diventa Moro, che poi ritorna Snoopy… il solito circo…

ecco, nulla di tutto ciò può offuscare ciò che è questo uomo…

Jerry Calà '09

Io lo amo. Il re del trash. Ha rischiato l’infarto più volte durante lo show, ma, come i veri supereroi, ne è uscito indenne, sudato e libidinoso.

Un mito. Libidine… Doppia Libidine… Libidine coi  Fiocchi…

Dead men walking

Ovvero, sei disperati, di notte, in un parco in costruzione.

Tutto iniziò una calda serata di fine maggio, con una cena presso la celeberrima e premiata sagra di Castelnuovo, in cui si bevve vino, si mangiò della sana carnazza e si rise e si conversò. Tutto procedeva dignitosamente fin quando ad uno dei commensali (indigeno del luogo, il quale aveva fatto attendere le donzelle circa un’ora prima di degnarle della propria presenza) ebbe L’Idea (CHE IDEA! Quale idea? non vedi che lei non ci sta… CHE IDEA! Ma quale idea? E’maliziosa ma sapra’ tenere a bada un superbullo buffo come te…). L’idea concerneva una bella passeggiatona al parco… E, al girdo di Andiamo fin laggiù che lo stanno finendo di costruire… seguiamo tutti il prode Frank in questa avventura. Ora, non do mica la colpa al povero Frank, io. La colpa è nostra che lo abbiamo seguito! La colpa è mia che non avevo nella borsetta una cer-bottana pronta per fermarlo dai 500mt di distanza che dividevano noi gente normale e lui e la Paola che facevano jogging a Central Park. Non me lo perdonerò mai. Perciò, via di sentierini bui, bande di tunca sbronzi, stradelli sterrati (con la psicologa bolognese che rischia di scavezzarsi una caviglia cadendo dalle zeppe… anche te però, le zeppe ad una sagra di paese, dai eh…), coppiette interrotte in atti impuri, i cigni che ci guardano perplessi e non ci attaccano nemmeno, impietositi dalla nostra ignoranza, le giostrine dei bambini… Ecco, le giostrine. Vorrei indugiare un attimo su questo particolare. E vorrei rendere tutti voi partecipi della scena che vede protagonisti la mia amica Paola (che è conosciuta ai più per la sua passione per cartoni animati e luoghi ludici in generale) e il nostro illustrissimo psicologo Frank, che saltellano amabilmente tra l’altalena e lo scivolo. Ora, se dalla signorina Dieci me la posso aspettare una performance simile, ecco, per ciò che riguarda l’Esimio, i casi sono due: o è davvero un genio del male e per ingraziarsi la compiacenza della bella fanciulla è disposto pure ad umiliarsi profondamente davanti ad amici e colleghi oppure il vento caldo dell’ovest portatore di ormoni può veramente ogni cosa… Detto ciò, si è camminato per circa 5km senza neanche fare due addominali o salire una corda, il cantiere non era particolarmente interessante e non siamo nemmeno stati assaltati da un maniaco stupratore o da un borseggiatore da parchi… parliam di niente.

ps. Frank I ♥ you. So che verserai lacrime amare leggendo questo post, ma, consolati, altri verseranno lacrime di riso convulso.

 

La Febbra

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DOTTORE, CHIAMI UN DOTTORE! HO LA FEBBRA!

Gente, ho la bronchite. Sono tre giorni che sto da porco, e la dottora mi ha prescritto la dose massima di antibiotici umanamente sostenibile. Però ieri sera sono uscita comunque, imbottita di farmaci e sui tacchi 12, perchè, si sa, le sertate migliori sono quelle a base di oki e champagne, quelle in cui accade di tutto, quelle dei racconti trucidi.  Quindi, mi preparo, faccio una sosta al pit stop per depilare le gomme e poi mi dirigo verso la serata. Muoio (aspettando Luigi, che si sta asciugando ancora i capelli), quando ricevo la soffiata di Thelma che ha saputo da Padre Maronno che stasera c’è un’altra festa clandestina in campagna. Mi guardo, guardo il mio vestito di seta e le mie scarpette e so che lui sarà lì. E mi meledico per non aver portato le superga nel baule. Con chi ci vado ad una festaccia di contrabbando?! Con Luigi senza gonna?! O con la Silviette con i sandali gioiello?! Maporcaputtena. Vabè. Se Thelma fosse stata qui tutto questo non sarebbe accaduto… Ci dirigiamo verso la nostra serata. Arriviamo nel locale di fiducia, bellissime, al solito, gente che sta male al passaggio di Luigi, bevuta veloce. Poi, via, verso una discoteca di cui io, causa eventi improvvisi, non vedrò nemmeno la cassa. Un dialogo dell’assurdo. E un viaggio in macchina, sempre parlando delle cose giuste che poi non si fanno mai. Rincasando passo davanti alla festa clandestina e vedo ancora tantissime macchine… uf, lo so che lui era lì a rotolare tra il bar e la cascina del mistero con gli altri robbosi. Tristezza e sensazione di essere nel posto sbagliato. Poi muoio a letto, pagando in tosse e febbra le gitarelle notturne.

impermeabile

Questo week-end è impermeabile. Un motivo per essere triste, molto triste, l’avrei. E’ uno di quei motivi per cui, forse, in una notte qualsiasi avrei pianto. Ma questo è il mio week-end e nulla può rovinarlo. E’ come d’estate, quando piove tantissimo e tu corri sotto la pioggia con la giacca sulla testa, se sei felice è come se non piovesse. Avrò tempo per sentire la mancanza e avere voglia di chiamare. Oggi, ho solo voglia di pensare a me. E a quanto ci si sente leggeri con tre amici, di ritorno da una bellissima serata, con le dita unte dal gnocco di Alberga, canticchiando una canzoncina.

Volevo aspettare a scrivere il post su venerdì sera per mettere le foto contemporaneamente.. ma la mia fotografa ufficiale è stata impegnata ad accoppiarsi tutto il week-end e non è stata abbastanza celere… perciò, ecco a voi, col dovuto ritardo, ciò che accadde venerdì 06 febbraio 2009, tra il Barrique e lo Snoopy…

05/02, giovedì.

Come te nessuno mai, Gabriele Muccino (1999).

Quattro birre, due spritz e una canna. Un mondo di incredibili parole custodite in una macchina parcheggiata davanti al parco di quando eravamo bambini.

 

06/02, venerdì.

Studio 54, Mark Christopher (1998).

Un apericena che comincia con un calice di proseccaccio che si rovescia distribuito equamente su quattro fanciulle (fortuna che la seta non rimane macchiata). Continua con una conversazione dell’assurdo con Leopardo27 e Chuck Norris sulla latteratura contemporanea da Fabio Volo a Paolo Choelo e sulla filosofia, con Chuck che sentenzia ‘bhè, io a Platone preferisco sicuramente Socrate’ … certo, come io preferisco i sandali gioiello alle ballerine. I sandali gioiello della Silviette. E io che guido la lunghissima macchina in leasing di Chuck fino allo Snoopy. Poi il delirio. Un tavolo a metà e alcool anche per chi è stato a casa. Luigi che litiga con l’immigrata gialla e la conseguente dipartita. La foto dei più belli. Thelma e il suo amico Pompino. ‘Esci da questo culo’. Le bretelle viola e le mani in tasca che si divertono moltissimo. Il mio vestito abissalmente slacciato. ‘Vecchia, qui c’è del sangue!’. Le bottigliette d’acqua. I baci a caso. Il troglodita con cui ho conversato all’uscita di cui non ricordo assolutamente nulla. Il litigio per non farmi guidare. Gli occhioni dolci della momo che mi seguono fino a casa. La sensazione che, in serate così, saremo sempre i più belli, ma soprattutto i più scemi.

 

07/02, sabato.

Natale a Tokio, (verosimilmente) Fratelli Vanzina (2009).

Come dice Thelma, il nostro fiuto impeccabile per il trovarci in situazioni improbabili. Un finto ristorante giappo, con i camerieri cinesi e tutti i personaggi più trash degli ultimi 20anni di Natali Vanzina. Cristian de Sica, direttore della banca di Teramo(esiste?!) e la compagna con il piercing al naso e i capelli fuxia, la finocchiona e la presindentessa tettona del Rotari, Chuck Norris, Giorgio l’investigatore privato, Io&Thelma, Luigi e il Nano, un monosopracciglio con i camperos, un padre di famiglia con foulard e il sempre mitico Leopardo27 con un maglioncino turchese ‘perchè oggi mi sentivo vivace’. Scena madre, io e la tettona del Rotari: ‘io ti ho già vista’ ‘può daVsi, foVse da GiuVsti, io abVito in via FaVini…’. No vecchia, è stato un anno fa…quando, completamente sbronza e conciata per le feste, la sera del mio compleanno, feci irruzione ad una seriossissima cena del Rotari al P&V…

Accadde un anno fa…

Circa un anno fa…

  • esattamente il 27 dicembre, tre sciagurate, si accingevano a festeggiare il loro NON-Capodanno. con leggerissimi vestitini e tacchi alti, da cui si cadde. e viaggi luuunghissimi, tra lo snoopy e modena est. e evacuazioni su cappotti di cachemire.
  • il 28, una sciagurata, mentre le altre due morivano di stenti in casa, affrontava un viaggio in autostrada, trainata  da renne fendinebbia, per sentirsi dire la celeberrima frase: “scusa ma, tu, in genere, vieni?”
  • thelma, in un impeto di afro-solidarietà si permanentizza i capelli e entra a far parte di un coro gospel.
  • io e thelma scopriamo l’uso delle parigine (che non stanno su solo a noi!).
  • luigi (ancora in versione puttanazza 1.0), il primo dell’anno, per festeggiare l’avvento, batte il record di amanti in un giorno solo.
  • si preparava un capodanno fallimentare.
  • louise conosceva un uomo, complice thelma e la sua finta caduta addosso all’amico inerme, infatuandosene follemente. senza sapere che sarebbe diventato un amante qualunque, triste e banale, non da principesse.

circa un anno fa… usciamo per serate in cui ‘siamo pronte a tutto’ e ci troviamo nelle peggiori bettole, guardandosi nei migliori occhi, frequentiamo sempre la stessa discoteca, anneghiamo nello champagne e nelle risate.

e ancora OGGI, svegliandomi con la testa dolorante e LUIGI che mi dice “buongiorno selma! quanto mi mancava la tua voce il sabato mattina” (luigi, quanto mi manchi, tu.), penso ai VENERDì nella solita discoteca, ai commenti sulle ragazze volgari e economiche, che non saremo MAI, e sugli EX.AMANTI incontrati, su cui si ride, con un sorriso deluso. penso ai DRINK. penso al NON pensare troppo, almeno per una sera. penso a quanto mi ama un’amica che mi accompagna ad un tributo dei RAMONES. penso che mi sembro così cambiata, ma in realtà sono SEMPRE IO. ieri sera un ragazzo che mi ricorda spiagge e notti strane mi ha guardata e mi ha detto “tu sei PERICOLOSA, Vale.” e lì, ho sentito GHIACCIARE il cuore. perchè, come dice THELMA, alla fine, Noi, LE RAGAZZE CATTIVE, siamo quelle che perdono sempre, comunque. perchè quelle buone e beige sono ‘poverine’ anche quando tradiscono e mentono spudoratamente. NOI che abbiamo sopportato di DIVIDERCI, di farci RAPINARE il cuore, di sentirci sostituibili, ma di VIVERE, sempre, comunque, SINCERAMENTE, noi no. noi continuiamo ad essere FORTI e a salutare l’amore da lontano, a gioire per quello delle amiche, che per fortuna o per disperazione l’hanno trovato. ed è DEVASTANTE quando, dentro, sai cosa puoi dare, il potenziale dell’amore che potresti donare lo conosci bene, ma la PAURA ghiaccia tutto. e allora non riesci nemmeno a mandare un messaggio, a meno che l’alcol non lo invii per te. e non riesci a far vedere quella parte di te che da SIGNIFICATO  a tutto. e si continua così, muovendosi come al rallentatore, in gesti di protezione. continuando a sognare il MARE.

“l’amore è rosso come il mare, ma il mare è blu.”

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