Tag Archive: Thelma e Louise


Sì, io ti consideravo cheap. E le streghe sono tornate, ieri notte, in schieramento da battaglia Accorsi, Zaccarelli, Chiarotti e Biolchini.
Io credo che raccontare tutto quello che è realmente accaduto sia effettivamente troppo, perciò, vi lascerò solo qualche cammeo di memorabilia.

*Il presagio. PapaIegor che, prima di uscire si raccomanda di Non bere troppo.

*Il presagio #2. La concomitanza della cadenza annuale del nostro Non-Capodanno.

*La voglina. “A me quel Cà del Bosco Prestige, ieri sera, mi ha acceso una voglia irrefrenabile di bolle…” “Anche a me”.

*Noi. Bellissime. E il suono dei nostri tacchi furbetti sulle strade del centro.

*I raccontacci. I cofanetti dvd del The Best of GF e le serate al Mamma Orsa delle nostre nuove amiche.

*PapàSandro e lo Zio Beppe che entrano in gioco e la proclamazione definitiva del nostro Non-Capodanno 2009.

*Lo Snoopy del Venerdì e la Sex and City night, at last.

*La rovina-famiglie. Io che trovo un mio stupidissimo ex amante e decido che è giusto andarlo a salutare esattamente quando al suo fianco c’è la povera fidanzata in abitino cheap e capelli color Barbie (grassa però). Conseguente disastro famigliare, con litigata, lei che si piazza sul divanetto a braccia conserte e mi guarda e mi giudica. Ma anche noi la guardiamo e la giudichiamo, e noi siamo in quattro.

*Matte e la lista per 200. L’analcolista più scemo che io conosca. ♥

*Il Tavolaccio improvvisato. Thelma che scappa dalla cambusa con una boccia di Champo in braccio. Noi, che, magicamente ci troviamo con due bocce (non nel senso di tette, di quelle ne abbiamo almeno otto) gratis al tavolo, due anziani, Giorgio e Max Boni. E i passanti che non ci possono credere.

*”Vecchia, ma tu, quando eri giovane, cosa pensavi di quelle a fare le puttane ai tavoli con gli anziani?”
“Le guardavo e le giudicavo.”

*La Chiarotti e lo Zio Beppe che giocano coi cellulari sui divanetti.

*I Carabbinieri. “Tu e C*** in una camera, ma da soli, noi non interagiamo. Io ti contemplo senza penetrarti.”

*I nostri vicini di tavolo. E qui non farò nomi per non rovinare altre vite umane.  ”Ecco perchè non me l’ha data… bisognava pagare!” (No, vecchio, bisognava avere un pisello normale).

*Io, Thelma, Max Boni e Giorgio, al tavolo. I brindisoni e le situazioni assurde.

*I miagolii.. “More… un po’ ubriaca…”

*L’incontro con il mio nuovo desiderio sessuale e lui che mi dice languido ”Tu.. eri al locale, prima…” Sì, cazzo! C’ero… dai, eh.. VELOCE.

*Gli amanti che ti danno le abbracciatone e ti dicono “Io però ti voglio bene”, un po’ fanno male al cuore, perchè sembrano splendidi, disinibiti, perversi… ma alla fine hanno voglia di amore, anche loro. (o forse mi aveva solo detto “Ti voglio Pene” e io non ho capito…)

*Gente che parla di noi e la netta sensazione di essere tutte (beh, almeno io e Thelma di sicuro, se non altro per i record di presenze in campionato) schedate.

*La Silviet trascinata via con le unghie conficcate nel tavolino.

*Quella sensazione meravigliosa, di ebbrezza da Champagne, di leggerezza, di sensazione che, in una notte così, tutto può veramente succedere.

Io, le amiche, la notte e la città.

 

ps. io vi amo. e stasera, seduta defaticante… al Pineta.

Solo per me

Poco fa, Lei, si preparava, agitatissima, per un appuntamento dei sogni, e, salutandomi diceva goditi la tua serata per volerti bene.
Così mi vorrò bene, stasera, e scriverò solo per me.
Penso a questi primi 10 giorni di lavoro. Tante piccole vittorie. Ho imparato che il pulsante dell’apriporta è quello centrale, che le persone che lavorano da tanti anni a volte sono stanche e spente, ma non sempre, che l’impiegata è ipocondriaca, che se vorrò farcela dovrò sudare tantissimo, che forse un pochino di soggezione negli uomini la metto, che un sorriso distende ogni tensione, che il caffè della macchinetta fa schifo, come tutti i caffè di tutte le macchinette di tutte le aziende del mondo. Ero più stanca quando stavo a casa a fare niente, a leggere e a deprimermi. Ora le giornate sono leggere e profumate di novità. Amo vedermi bella la mattina presto, scegliere cosa mettere con cura, uscire al freddo pungente e fermarmi a comprare il giornale prima di entrare in ufficio. Mi piace costruirmi come mi piacerò.
Penso anche che sono fiera di me, perchè so amare. Disperatamente, in maniera assurda e dolorosa. Ma non ne ho più paura. Non ho paura di una corsa folle alle sei del mattino solo per incontrare uno sguardo che dopo poco se ne andrà. Siamo destinati a perderci, noi. Un amore terribile.
e non c’è niente,
non ci sarà mai niente
che non sia stato, prima,
nel cuore.
E credo che sia bellissimo stare attorno ad un brutto tavolo coperto di birre, seduti su un divanetto rotto, rattoppato con gli asciugamani della Dreher, a ridere di una storia di sesso ridicola, a ridere di una storia di sesso triste. E capire la differenza che c’è tra il bene che ti vogliono gli amici, quando ti vedono con gli occhi diversi e opachi e persa, e la mancanza che sei tu, che nella mia vita non sei.

C’è una discrepanza tra il sogno e la realtà, notevole. Però, vabè, può anche succedere che qualche sogno non si avveri, non è una tragedia, è un dolore. La vera tragedia è quando abbiamo la stessa voglia, lo stesso amore, la stessa passione, nel medesimo momento per un sogno e per una realtà che si escludono a vicenda. La tragedia è quando si mischiano, quando non sappiamo più a chi dar ragione e la felicità è, invece, poter abitare queste due stanze separatamente e voler bene sia alla realtà che al sogno, insieme o divise.
(R. Vecchioni)

Stasera credo solo che l’Amicizia valga più di ogni altra cosa al mondo.

budweiser

Dialoghi dell’assurdo

A seguire pubblicherò un meraviglioso dialogo tra me e Thelma, partoritò nella noia pomeridiana.

Istruzioni per l’uso: per comprendere quanto segue dovete sapere che quando una delle due riceve un’e-mail dell’altra, invece che rispondere con un testo unico, modifica l’e-mail madre rispondendo ad ogni affermazione immediatamente sotto ad essa, creando così un dialogo vero e proprio. perciò i colori si riferiscono al succedersi delle e-mail, dal nero, la prima, all’azzurro, l’ultima, con solo un mio ultimo commento arancione, in coda. Buon divertimento.

 

Difficoltà: ♦♦♦♦

Solo per lettori finemente intelligenti.

 

 

 

T: a parte che al Dio Mama ci vai con la tua amica ******* e non con me,

 

L: me lo dici poi quando mi implori di accompagnarti al compleanno di qualche tua parente… 
 
T: touche. mi ricordi di impedirmelo?
  
L: ti colpirò forte. fortissimo. 
 
T: sai che poi mi piacerebbe molto. 
 
L: mmm… mi piaci fetish. brrrrrrrrrrrrrrrrrrrr… brancamenta.
 
 
 
T: i sabatacci allo snoopy temo saranno tristemente frequenti causa mio lavoro anche il sabato mattina :(
 
L: vecchia, però hai bisogno di shopping. quel vestito verde ti proibisco di rimetterlo. 
 
T: tranquilla, pare che il mio culone non ci stia più dentro. andiamo da marina rinaldi a vedere qualche abitino nuovo. 
 
L: si, anche elena mirò ha fatto delle cose carine quest’inverno. si chiama ‘collezione autunno/inverno balene spiaggiate sugli stipiti dei bar’. ci andiamo insieme, love.  
 
T: d’altronde, le secche son così antipatiche che per essere così spassose un po’ di cellulite dovremo sopportarla.
 
L: d’altronde, come può uno scoglio arginare uno tzunami. un gommone invece sarebbe utilissimo.
 
 
 
T: comunque, la cosa da dirti in realtà è che THE HOLY FATHER vuole venire al tavolaccio allo snoopy il 2!
 
L: (se murra ha detto che apre la prima settimana di ottobre, temo che sia il 9, non il 2) 
 
T: no io sono abbastanza certa,mi ha scritto “il primo venerdì ottobre, penso sia il due…”
 
L: perfetto, avevo inteso male io le tue parole. meglio così allora perchè il 9 ci potrebbe anche essere il caso che io sia a milano o in qualche altra città a fare il corso AXA (facciamo un corso di una settimana in un hotel da qualche parte! che bello! sarà un mega realty show! speriamo che ci sia la maionchi e la contessa de blanc e morgan e qualcuno da violentare! ci saranno solo dei giuseppe…)  
 
T: ma che meraviglia! è bellissimo! tanto sesso sfrenato con mara maionchi nelle suite o nei tuguri, a seconda delle settimane. vecchia, non te lo volevo dire, ma credo che AXA faccia i casting per il GF10. se ti vedo in tv prometto di chiudermi in casa con sky 24h e un gruppo di fan (atici).
 
L: no, vecchia. i fan(atici) li lasci a casa a votare. te, invece, ti voglio in trasmissione a fare la mia migliore amica con un cewingum gigante in bocca, il franch alle unghie e le nostre foto insieme incorniciate in cuori glitterati e frank seduto di fianco a te che fa lo psicologo opinionista.
 
 
 
T: e mi ha detto UDITE UDITE che c’è già stato una volta con D****…do you know?
e noi non abbiamo individuato tale capello selvaggio?
o forse che era oscurato dalla bruttezza di B**?
 
L: I know I know, Jhonny. la soluzione è che eravamo troppo sbronze o eravamo già andate fuori a scopare o stavamo per vomitare in bocca a qualcuno o eravamo cadute e sommerse dalla folla o crocefisse ad una colonna ottenebrate da metri di lingua.
 
T: o forse tu parlavi con Giuseppe e io con facevo le foto con Max Boni.
 
L: o io con m*******e tu con g*** g****.
 
T: o forse eravamo a ballare in grecia.
il solo pensiero di ciò che ci potrebbe riservare questa stagione mi provoca isteria.
 
L: io ero a farmi ciabattare. ma quello era un sogno, maybe.
 
 
 
T: poi mi ha  detto “che bello ma ci saranno anche v****** e f****?”
ehm.come dire. saranno a Marrakech.
 
L: poverini. bisognerebbe che si fondasse un’associazione per la difesa dei dolciotti, con f****, padre maronno, a***, m******** come primi soci onorari. 
 
T: pienamente d’accordo… facciamo un gruppo su faccialibro? 
 
L: si, però segreto, altrimenti stavolta è la volta che ci arrestano davvero per crimini contro l’umanità.  
 
T: poveri cari. “associazione per la tutela dei dolciotti”. ma dopo ci riempiamo la macchina di peluche fatti a f**** e ad a*** e se ne troviamo uno per strada dobbiamo sempre e comunque raccoglierlo?
 
L: rido istericamente e ti avverto che ora pubblico questo dialogo MERAVIGLIOSO  sul blog oscurando i nomi. BUAHUAHUAH…

Little Miss Sunshine

“Dove sei, little miss sunshine?
Torna a risplendere nei nostri cieli, qui c’è grigio e non ci si diverte più.”

E’ una settimana che, ogni giorno, mi siedo davanti al pc, apro wordpress e inizio a scrivere un post. Poi, inevitabilmente, premo svogliatamente sul tasto Canc e chiudo. Vorrei raccontare della vacanza con Thelma e la Paolita, delle storie sceme che mi capitano e mi vengono in mente la partenza da zingare, Thelma che nasconde il navigatore in silenzioso sotto la borsa, la Paola in modalità autistica dietro, il mio cattivo umore intermittente, Thelma e il suo irrefrenabile bisogno di parlare di prima mattina, “Paola? Paola, dormi?”, io negra, Otranto e il testacoda sull’ultimo tornante, Lecce e la carezzevole luce crepuscolare, la città scevra di ogni forma di gioventù, i due scemi dell’ultima cena, il Trentino, le ciabatte e le ciabattate mancate. Una settimana bella, con due persone che amo. Le due righe iniziali me le ha scritte Thelma, appena tornate. Le mie amiche non mi riconoscono più. E’ vero, è stata una settimana bella, ma io non c’ero. O meglio, non c’era la parte bella di me, si era persa e non so dove. E’ rimasta la me arrabbiata, quella che non ha scopi, quella degli eccessi, della follia, dell’alcol, del presuntuoso sarcasmo. Passo giornate a chiedermi cosa sarà di me e della mia vita, dove ho sbagliato. Mi sento un sacco vuoto incapace di prendere una strada. Intimamente, un flutto, una spinta alla vita intinta in una punta di cattiveria che mi porta a vivere la mia vita separata, l’egoistico bisogno di sapere che chi mi ama soffre la mia mancanza, che mi vorrebbe più insieme, una spinta di autoconservazione che mi sta portando alla deriva. Leggo. Guardo i pezzi sparsi della mia vita sul parquet scuro di camera mia. Le havaianas comprate appena prima di partire, le mie scarpe firmate abbandonate tra il tappeto e il letto, una pila di libri a terra, la bottiglia d’acqua a fianco, la specchiera che ospita qualche foto vecchia, le bottiglie dei profumi, le creme, il talco da donna d’altri tempi, orecchini, bracciali, collane sparsi, mischiati, il libretto dell’università incastrato con finta noncuranza tra la bottiglia di Dom Perignon Vintage vuota e un vecchio cimelio d’ottone di mia madre, nel ripiano sotto ancora libri, un reggiseno di pizzo rosso riverso sopra di essi, gli occhiali da sole, a fianco, un deodorante, la pochette usata venerdì notte. La mia stanza è sempre stata un grande romantico magazzino di cose, ricordi, biglietti, oggetti, indumenti, appoggiati lì, a caso, come e ricordarmi di essere sempre di passaggio, non un posto fatto per starvi. Un perpetuo non sapere dove. Il fatto è che mi sono sempre vista in una certa maniera, ho voluto creare un’immagine di me, del lavoro che avrei voluto fare, che ho perso, o meglio, ho lasciato, perciò ora non so più chi sono, chi vorrei diventare e questo mi fa tremendamente incazzare. Non posso sentirmi così impotente nei confronti di me stessa. Nei confronti dell’università è svanita totalmente la motivazione, ormai si laureano anche gli analfabeti, so che è sbagliato, ma sento come totalmente futile un titolo che viene dato a chi scrive 20 pagine sgrammaticate a caso dopo aver infilato una serie di 18, al massimo qualche 22, per culo. Io il mio percorso l’ho fatto, i miei esami su cui ho meditato, che ho digerito, che ho sostenuto a pieni voti, li ho fatti, ora quest’ultimo passo non so se lo voglio fare, non credo, sinceramente di averne bisogno. Ho bisogno di capire cosa valgo. E se finora non ho concluso praticamente nulla forse è perchè ho sbagliato strada, per una sorta di testardaggine ottusa. La stessa caparbietà che mi ha portato, in questi ultimi due anni, a cercare di radunare tutti i pezzi insieme, da sola, come quando hai mille cose da trasportare e cingi tutto tra le braccia, anche se è evidentemente troppo, e non vuoi aiuto e non consideri nemmeno l’idea di pensare ad un metodo diverso e poi appena ti muovi inizia a caderti qualcosa da destra e poi ti chini per raccoglierla e te ne cadono altre tre dalla cima della pila, e perdi solo un sacco di tempo. E allora ricomincerò dalla parte opposta. Così non mi riconosco, non sono felice, e, sopratutto, non riesco più a rendere felici le persone che amo. Perciò proverò a rovescio, facendo ciò che mai avrei immaginato di fare, un lavoro impensato, nuovi stimoli, persone diverse. Prenderò la strada opposta, come cercando l’uscita di un labirinto. Intanto domani pomeriggio ho un colloquio. E oggi, sotto questa pioggia purificatrice,  ritorno a splendere. Da oggi racconto un’altra storia.

Buon non-ferragosto.

Ieri notte, al termine di una serata zoo safari nei locali più trash di Modena, con osservazione scientifica dei comportamenti e tentativi di accoppiamento tipici della mostruosa umanità rimasta in the city e apertura del contest ‘Chi riesce a farsi abbordare dal Peggiore’, io e la Dottoressa Zaccarelli convenivamo sul fatto che il nostro Ego ha un problema. Finiamo nel classico locale tragico, farcito di shampiste in libera uscita, tamarri camiciati scollati, non-giovani sotto vuoto, uomini in ciabatte e sappiamo di essere esteticamente e mentalmente superiori. E si potrebbe pensare ‘Beh, grazie, vai in mezzo ai mostri, ovvio che ti senti superiore, come sparare sull’ambulanza’, ma in realtà frequentiamo molto più spesso posti fighissimi e pieni di gran gnocche, sceme, ma gran gnocche, e comunque siamo intellettualmente superiori. Comunque siamo diverse. Credo che questa macrovalutazione di noi stesse ci porterà ad avere quache difficoltà in campo sociale. Ma così ci vuoi fare, del resto è così.

Memento

So chi ero, ma non so chi sono ora. Ho un disturbo della memoria a breve termine. Faccio cose, vivo la mia assurda vita normalmente, ma non riesco ad immagazzinare ricordi del passato prossimo, questo mi impedisce di avere un’identità. Ho una missione, ma potrei averla già compiuta. Il mio futuro è cieco quanto il mio passato.

 

I miei appunti riguardo le ultime due settimane sono solo istantanee di momenti di un puzzle che non riesco a comporre.

 

Thelma. Mi chiede perchè non scriva più nulla (è la mia sorella dell’anima, su di lei c’è scritto che mi posso fidare). Io rispondo che probabilmente produrrei solo cose tristi, ma non perchè mi capitino cose tristi. Perchè la sento, in fondo.

 

Una piscina. Dietro l’istantanea ho scritto: 14-15/08/2009 – Festa di ferragosto. Le amiche più care con le quali cucinare, ridere, confidarsi e guardare vecchi films. Un aperitivo in piscina, champagne, musica e tramonto e una vita stupenda. Troppo alcool. Sento dentro che non voglio più fare cose troppo a caso e  salgo sulla macchina giusta, con due angeli che mi avvolgono in una cerata.

 

Il cielo stellato. 12/08/2009, la Posse che canta Gatto Rognoso e un pic nic sotto le stelle cadenti. Ho certamente espresso un desiderio, ma non lo ricordo. Chissà se è valido lo stesso.

 

Freddy Krueger. Gli appunti dicono: Le nostre belle idee. Una serata all’insegna della stupidità come solo noi siamo capaci di fare. La Notte Horror  nei boschi che si trasforma in tre ore di footing e scemenza. “Tu non esisti, ma io ti amoooo”.

 

Una tavola imbandita. Ricordo solo una caraffa di vodka lemon, un ragazzo che continua a farmi notare la sofferenza che gli causai e, una sensazione, di estrema protezione, mentre tutto girava e pian piano mi si cancellava dietro.

 

Paola. Dietro la foto ho scritto “La mia amica di sempre”. Vi ho già parlato del mio disturbo? Ho un disturbo della memoria a breve termine, non riesco ad immagazzinare ricordi. Ora, lei so chi è, so che posto aveva nella mia vita. Ma ora, guardando la foto vedo una ragazza per la quale provo un grande affetto, immenso, ma con cui ho così pochi ricordi prossimi, la sento lontana, confusa. Credo di non aver fatto abbastanza per lei.

 

Ora sono davanti al pc e non mi ricordo il perchè. Mi è appena arrivato un messaggio di Thelma che dice che stasera scateniamo l’inferno. Me lo devo scrivere, scatenare l’inferno.

 

 

Non ho l’età…

…cantava una giovine Gigliola Cinquetti qualche anno fa. Anche io non ho l’età, anzi, meglio, non ho più l’età per certi w-e. Avrei voluto narrarvi ieri, ma non sono stata cosciente fino alle 18, dopo di che mi sono pulita, ho comprato una faccia nuova e sono uscita per l’aperitivo, perciò narrò prima Thelma e, per evitare fastidiose ripetizioni, consiglio di leggere qui.

Io integrerò con le perle perse nel mare:

…abbiamo davvero passato un ponticello decrepito, imboccato via Galletto, e percorso una strada sterrata immersa nel nulla e nelle galline. Io e il tuo navigatore abbiamo chiuso.

…un uomo in mutande che correva sulla passerella del toto mi ha fermata per chiedermi: “Scusa, tu sei di Modena?” E io: “Ehm… si…” E lui: “Lo sapevo… sei famosa a Modena…” PAURA.

…i messaggi porcografici da numero sconosciuto e il terrore che siano i Carabbinieri.

…ho baciato un uomo, ma mica perchè mi piacesse (anche se Thelma sostiene che fosse carino), è che la fidanzata olandese del suo amico voleva fotografarlo mentre baciava un’estranea… e ora il terrore, quella foto salterà fuori nel momento peggiore.

…in compenso ho rifiutato un giro in giro con un calciatore carino che mi stava rimbambendo di chiacchere SOLO perchè avevo un dio greco a fianco che mi guardava guardingo fingendo indifferenza. Non sono più la stessa…

…credo che il mio portafoglio abbia speso i miei soldi senza il mio permesso, non posso aver scialacquato così tanto in così poco tempo.

…LA SANTA VEDENZA. E un dio greco che si spoglia e corre a fare il bagno di notte. La secchezza delle fauci (…e solo delle fauci).

…di conseguenza, la Mission Estate 2009 – Doppio Misto.

 

In ogni caso, non ho più l’età. E sto studiando la planimetria di casa Accorsi per vedere di ricavare una stanzetta per le scimmie.

Thelma e Louise live in Milan.

Avevo bisogno di scappare. Solo un po’. Ma di prendere la macchina, imboccare l’autostrada ed andare. Così venerdì sera, appena finito il lavoro, sono saltata in auto e, in compagnia di un buon cd, sono volata a Milano, da Thelma. Volevo una serata con lei. Una serata delle nostre, in cui usciamo bellissime e frivole e davanti ad cosmopolitan parliamo delle nostre vite assurde e incredibili. Quelle serate itineranti che iniziano con un aperitivo figo, continuano con un drink in un cortiletto che potrebbe sembrare Siviglia (invece è Corso Como 10) e finiscono con un benzina lemon in un bar di giapponesi emo a fare a botte per arrivare ad un bancone sul quale orde di funghetti unti troneggiano galleggianti in bacinelle d’olio. No, a dire il vero finiscono con una piada sul bancone bohemien di Thelma, con l’aria della notte che accarezza gli ultimi dolci discorsi prima di dormire. C’è qualcosa che ci accompagna sempre, sapete? La consapevolezza di essere sempre e comunque meravigliosamente imperfette ovunque e, soprattutto, il sapere di poter, sempre, contare l’una sull’altra. Avevo bisogno di toccare questa invisibile certezza. L’ho sentita nel profumo di una strada aspettando un taxi, l’ho gustata in un delizioso cannolo spolverato di zucchero.

Easy rider

Un tranquillo sabato sera.

Ancora trascinandosi sul viso le occhiaie del venerdì notte, la Vostra, armata di tanta buona volontà, nelle 18 di un caldo sabato pomeriggio primaverile si appresta ad uscire per raggiungere l’amico psicologo ad una conferenza da persone serie (serie per modo di dire poi..dato che, avvicinandosi al luogo della conferenza ha incontrato l’illustre e televisivo ospite -che si è presentato dicendo ‘Piacere Vale’, molto professionale..- e il suo psicologo a passeggio per il paese come due bambini in gita). Ovviamente, da ragazza previdente quale è, la signorina sa che le persone serie, dopo le conferenze, smettono di essere persone serie e vanno ad alcolizzarsi in qualche posticino chic, perciò decide di uscire fighissima, fasciata in un tubino bianco e su tacchi vertiginosi. Ciò che non sa, la vostra eroina, è che il suo cavaliere ha in mente per la serata un piano diabolico, che suona circa così: ‘Vale, andiamo a fare l’aperitivo in un posto che ti piacerà da matti, carinissimo… però però… ecco, sarebbe sotto le due torri, a Bologna… Dai! Ti carico in scooter e andiamo!’  O_O In scooter?!! Ma, ma… i capelli.. la sciarpina di seta.. il tubino… Colta da una disperazione iniziale, ci pensa un attimo, ma poi lo spirito da ragazzaccia prevale, e così, oplà, su la gonna, stretta nel tranch, tacchi arpionati alle pedanine… e via, immersi nel vento di una calda serata che sta per iniziare. E sapeva che non se ne sarebbe pentita (forse solo un pochino, a sopportare gli sguardi tra l’esterrefatto e il voglioso dei taxisiti in colonna di fianco a loro ai semafori), perchè le chiacchere tra caschi, guardando la strada che scorre sono fluide e molto confidenziali e perchè, Bologna, di notte, in moto, è meravigliosa… si respira il profumo dell’intelligenza, della cultura, della storia dei palazzi, si respira l’ombra del tepore del sole che era su quei muri, qualche ora prima. Aperitivo carino, gente nuova, diversa, storie di vite raccontate. Persone che non si rincontreranno mai, magari, ma che le hanno lasciato una briciola delle loro vite, tra uno spritz e una fragola.

Poi, il ritorno, veloce e freddo, verso chi ha appena terminato una cena carina e, a tratti, caricaturale, proprio come ci divertono tanto. Quindi, si raccoglie Thelma e si sale su una macchina, finalmente. La vostra centaura, intanto, cerca disperatamente di fare qualcosa per la propria bellezza, di cui rimanevano ormai solo i ricordi, ma invano (maledetti caschi! volevo precisare che quei film in cui c’è la figa che scende dalla moto e si leva il casco liberando una chioma di capelli meravigliosamente fluenti, ancora perfettamente truccata, sono solo film! dannazione! nella vita reale, quando ti togli il casco, hai i capelli più crespi di un corista gospel e allo stesso tempo appiccicati alla testa, per non parlare della patina di schifo che ti trovi sul visino… ma lasciamo stare..). E qui riprende la famosa saga dal titolo ‘Thelma e le sue buone idee’, nella fattispecie nella puntata ‘Facciamo un giretto al Baluardo?’. Molto bene, i racconti del cavaliere (del Duce) di Thelma, fanno da degno preambolo alla serata. Perciò si entra, con la Vostra con in mente immagini di uomini che litigano in macchina riguardo la marcatura del territorio e altri uomini che negano l’evidenza e commenti del tipo ‘eh, si, la amano molto… anche i miei amici…’ (e la NECESSITA’ di andare a cena al greco PRIMA di qualsiasi altra trasferta in duna). Nel giro di dieci minuti incontrano tutto il peggio del terziario modenese, si ritrovano catapultate nell’angolo ristoro di un autogrill e Thelma viene clamorosamente beccata dove non doveva essere. Venti minuti più tardi, un vodka lemon e un giro in bagno dopo, e si comprende la necessità di abbandonare il locale, perchè quando si inizia ad incontrare i propri sottoposti (leggi: la tua estetista travestita da Jasmine o la cassiera del Conad imprigionata in un top di rete fuxia e col glitter sulle sopracciglia che sembra forfora azzurra) nei locali che dovresti frequentare tu (o meglio, non dovresti), c’è un problema. Quindi tappa piadina, perchè i motociclisti, affabulati dalla notte bolognese, non avevano cenato. E poi nanna. Morta, infreddolita, sazia, sognante e, come sempre, sinceramente divertita dalla vita.

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