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Non ho l’età…

…cantava una giovine Gigliola Cinquetti qualche anno fa. Anche io non ho l’età, anzi, meglio, non ho più l’età per certi w-e. Avrei voluto narrarvi ieri, ma non sono stata cosciente fino alle 18, dopo di che mi sono pulita, ho comprato una faccia nuova e sono uscita per l’aperitivo, perciò narrò prima Thelma e, per evitare fastidiose ripetizioni, consiglio di leggere qui.

Io integrerò con le perle perse nel mare:

…abbiamo davvero passato un ponticello decrepito, imboccato via Galletto, e percorso una strada sterrata immersa nel nulla e nelle galline. Io e il tuo navigatore abbiamo chiuso.

…un uomo in mutande che correva sulla passerella del toto mi ha fermata per chiedermi: “Scusa, tu sei di Modena?” E io: “Ehm… si…” E lui: “Lo sapevo… sei famosa a Modena…” PAURA.

…i messaggi porcografici da numero sconosciuto e il terrore che siano i Carabbinieri.

…ho baciato un uomo, ma mica perchè mi piacesse (anche se Thelma sostiene che fosse carino), è che la fidanzata olandese del suo amico voleva fotografarlo mentre baciava un’estranea… e ora il terrore, quella foto salterà fuori nel momento peggiore.

…in compenso ho rifiutato un giro in giro con un calciatore carino che mi stava rimbambendo di chiacchere SOLO perchè avevo un dio greco a fianco che mi guardava guardingo fingendo indifferenza. Non sono più la stessa…

…credo che il mio portafoglio abbia speso i miei soldi senza il mio permesso, non posso aver scialacquato così tanto in così poco tempo.

…LA SANTA VEDENZA. E un dio greco che si spoglia e corre a fare il bagno di notte. La secchezza delle fauci (…e solo delle fauci).

…di conseguenza, la Mission Estate 2009 – Doppio Misto.

 

In ogni caso, non ho più l’età. E sto studiando la planimetria di casa Accorsi per vedere di ricavare una stanzetta per le scimmie.

Riassunto delle puntate precedenti.

Non mi ero resa conto di quanto tempo fosse passato dal mio ultimo post fin quando non ho aperto la bacheca di wordpress e ho trovato un alert che diceva: “Ma che cazzo di fine hai fatto?!”. Sono vergognosa, I know. Perciò preoseguo con il riassunto delle puntate precedenti.

 

Punti di vista.

Quesito: meglio una magnazza di unto emiliano alla trattoria La Padella in una tragica provincia, in cui le zanzare hanno il racket dei parcheggi in riva ai fossi, con il parentado (e gli amici dell’alfa 33) della tua fidanzata, seguita da un tavolo di compleanno in discoteca per tua figlia che cresce, condiviso con un branco di cocainomani antipatici e maleducati che termina con il coglione di turno che ha perso il controllo degli arti e ti lancia un vodkaredbull INTERO sul vestito, oppure, uno stylosissimo sabato sera in lungo a Firenze, con cena a buffet sulla terrazza di un’elegantissimo hotel dal quale si domina un’incantevole vista della città, circondate da uomini di incredibile bellezza? Beh, considerato che alla festa dei sogni gli etero erano, forse, quattro, è decisamente meglio il venerdì sera trucido. Almeno si torna a casa incazzate e non con le ovaie doloranti e istigate alla masturbazione.

 

Vacanze Romane.

Ma facciamo un passo indietro. Dove sono finita la scorsa settimana, tutti si staranno ansiosamente chiedendo… Ebbene, la vostra eroina è fuggita per una quattro giorni semi-lavorativa nella Capitale. Sentivo la necessità fisica di staccare un po’, di cambiare aria, di sentirmi trasportata altrove. Nei pochi momenti liberi ho passeggiato sola tra il Colosseo e Villa Borghese, sfiorando piazza Venezia, incantandomi davanti al Pantheon. Mi sono seduta all’ombra del colonnato di San Pietro e ho pensato che girare da sola una città così ha un gusto diverso, magico. Non ero una turista, ma una donna che cammina, accompagnata da una melodia maliconica e dal profumo di estate coloniale. Innamorata di una bellezza senza tempo. Poi c’è il lavoro. Dovete sapere che nel periodo estivo mi occupo di animazione (eh beh… già che sono pagliaccia almeno ne faccio una rendita), perciò mi sono lanciata a Roma, sede del tour-operator per il quale lavoro e città di residenza della maggior parte degli animatori che partirà con noi quest’anno, per programmare il soggiorno. Quindi delle gran mangiate ( perchè a Roma ‘se magnna!’) e bevute in compagnia, condite con la serietà necessaria per discutere su come fare passare a 150 ragazzini 15 giorni indimenticabili. Questo lavoro mi riempie di gioia, sapete? Sarà transitorio, qualcuno lo riterrà poco prestigioso o umile, forse è anche è vero, ma voi non potete capire cosa significhi lavorare per rendere felici i ragazzi. Non è tanto cosa si va a fare o quanto ci si diverte, ma il perchè si è lì. Si fa così presto a dire che i 17enni d’oggi non hanno più valori, non hanno più sogni, sono solo ingrati e maleducati e spesso è anche vero, lo diventano. Ma perchè lo diventano? E sopratutto, se i genitori troppo impegnati tra la palestra e il corso di latino-americani se ne fregano, perchè non provare a fare qualcosa? Hanno solo il disperato bisogno di qualcuno che dia loro delle regole e che li ascolti. Si sentono invisibili, per questo soffrono. E ognuno ha il proprio modo di dimostrare la sofferenza, chi si chiude, chi mette una maschera, chi infila una cazzata dopo l’altra. Noi, che abbiamo pochi anni più di loro e ci siamo appena usciti dall’adolescenza, noi che ce lo ricordiamo ancora il conflitto con i genitori, la scuola, le droghe, gli amori difficili, perchè non tendere una mano? Loro sono il futuro, un futuro impaurito. Anche noi quasi trentenni abbiamo le nostre di paure, che a volte sembrano giganti, allora, creare relazioni, forse può aiutare tutti. Provate a raccontare un vostro fantasma ad un 16enne, vi darà la soluzione che voi non riuscite a vedere. Amo questo lavoro perchè non lascia soli, non abbandona, sicuramente non sarà il lavoro della mia vita, ma di certo arricchisce molto più di altri impieghi diciamo.. più glamour.

 

ps. lei, in un leggero pomeriggio di giugno, contemplava, sola, fontana di Trevi… d’un tratto un uomo, affascinato, la avvicino è le rivolse queste parole “signorina, ma quanto è bella… è per caso incinta?”. INCINTA?! Ma sei scemo? Vai via… VELOCE.

Thelma e Louise live in Milan.

Avevo bisogno di scappare. Solo un po’. Ma di prendere la macchina, imboccare l’autostrada ed andare. Così venerdì sera, appena finito il lavoro, sono saltata in auto e, in compagnia di un buon cd, sono volata a Milano, da Thelma. Volevo una serata con lei. Una serata delle nostre, in cui usciamo bellissime e frivole e davanti ad cosmopolitan parliamo delle nostre vite assurde e incredibili. Quelle serate itineranti che iniziano con un aperitivo figo, continuano con un drink in un cortiletto che potrebbe sembrare Siviglia (invece è Corso Como 10) e finiscono con un benzina lemon in un bar di giapponesi emo a fare a botte per arrivare ad un bancone sul quale orde di funghetti unti troneggiano galleggianti in bacinelle d’olio. No, a dire il vero finiscono con una piada sul bancone bohemien di Thelma, con l’aria della notte che accarezza gli ultimi dolci discorsi prima di dormire. C’è qualcosa che ci accompagna sempre, sapete? La consapevolezza di essere sempre e comunque meravigliosamente imperfette ovunque e, soprattutto, il sapere di poter, sempre, contare l’una sull’altra. Avevo bisogno di toccare questa invisibile certezza. L’ho sentita nel profumo di una strada aspettando un taxi, l’ho gustata in un delizioso cannolo spolverato di zucchero.

Ciao tutti.

Il Buon 2009, lo so, ve lo faccio in clamoroso ritardo, il 2 gennaio. E’ che è stata una fine/inizio anno un po’ strana. Disorganizzata fino all’ultimo, come tutto il 2008 (e tutta la mia vita), con poche aspettative, se devo essere sincera. E poi, ho lasciato sola la mia amica, e, in questo, non mi sono piaciuta. In genere sento molto il Capodanno, sono proprio emozionata al pensiero del nuovo inizio, quest’anno no, l’ho sentito scorrere, e basta. E’ stato bellissimo, un bellissimo ruscello. Una bella cena, scema e divertente, e un’idea pazza a tarda notte. Un viaggio che sembrava uscito da Lucignolo, quattro ubriachi, che partono di notte per non si sa dove armati di musica e st***********. E la neve, tanta neve. I pensieri e guidare e parlare, e chi si abbraccia e chi sta in silenzio. E il mare dell’est all’alba è meraviglioso. Freddo e cristallino. E il vento gelido di una piazza vuota, solo una musica dimenticata accesa, ha spazzato via un po’ di malinconia e portato qualche domanda. La prima notte dell’anno è stata un viaggio e una follia, rappresentativo direi. E lo ricorderò sempre. Sarà tra quei racconti in cui chi ascolta non sa mai se crederci fino in fondo oppure no. Ma io sarò sempre un po’ di quel mare e un po’ di quell’alba.

Buon anno.

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