Non mi ero resa conto di quanto tempo fosse passato dal mio ultimo post fin quando non ho aperto la bacheca di wordpress e ho trovato un alert che diceva: “Ma che cazzo di fine hai fatto?!”. Sono vergognosa, I know. Perciò preoseguo con il riassunto delle puntate precedenti.
Punti di vista.
Quesito: meglio una magnazza di unto emiliano alla trattoria La Padella in una tragica provincia, in cui le zanzare hanno il racket dei parcheggi in riva ai fossi, con il parentado (e gli amici dell’alfa 33) della tua fidanzata, seguita da un tavolo di compleanno in discoteca per tua figlia che cresce, condiviso con un branco di cocainomani antipatici e maleducati che termina con il coglione di turno che ha perso il controllo degli arti e ti lancia un vodkaredbull INTERO sul vestito, oppure, uno stylosissimo sabato sera in lungo a Firenze, con cena a buffet sulla terrazza di un’elegantissimo hotel dal quale si domina un’incantevole vista della città, circondate da uomini di incredibile bellezza? Beh, considerato che alla festa dei sogni gli etero erano, forse, quattro, è decisamente meglio il venerdì sera trucido. Almeno si torna a casa incazzate e non con le ovaie doloranti e istigate alla masturbazione.
Vacanze Romane.
Ma facciamo un passo indietro. Dove sono finita la scorsa settimana, tutti si staranno ansiosamente chiedendo… Ebbene, la vostra eroina è fuggita per una quattro giorni semi-lavorativa nella Capitale. Sentivo la necessità fisica di staccare un po’, di cambiare aria, di sentirmi trasportata altrove. Nei pochi momenti liberi ho passeggiato sola tra il Colosseo e Villa Borghese, sfiorando piazza Venezia, incantandomi davanti al Pantheon. Mi sono seduta all’ombra del colonnato di San Pietro e ho pensato che girare da sola una città così ha un gusto diverso, magico. Non ero una turista, ma una donna che cammina, accompagnata da una melodia maliconica e dal profumo di estate coloniale. Innamorata di una bellezza senza tempo. Poi c’è il lavoro. Dovete sapere che nel periodo estivo mi occupo di animazione (eh beh… già che sono pagliaccia almeno ne faccio una rendita), perciò mi sono lanciata a Roma, sede del tour-operator per il quale lavoro e città di residenza della maggior parte degli animatori che partirà con noi quest’anno, per programmare il soggiorno. Quindi delle gran mangiate ( perchè a Roma ‘se magnna!’) e bevute in compagnia, condite con la serietà necessaria per discutere su come fare passare a 150 ragazzini 15 giorni indimenticabili. Questo lavoro mi riempie di gioia, sapete? Sarà transitorio, qualcuno lo riterrà poco prestigioso o umile, forse è anche è vero, ma voi non potete capire cosa significhi lavorare per rendere felici i ragazzi. Non è tanto cosa si va a fare o quanto ci si diverte, ma il perchè si è lì. Si fa così presto a dire che i 17enni d’oggi non hanno più valori, non hanno più sogni, sono solo ingrati e maleducati e spesso è anche vero, lo diventano. Ma perchè lo diventano? E sopratutto, se i genitori troppo impegnati tra la palestra e il corso di latino-americani se ne fregano, perchè non provare a fare qualcosa? Hanno solo il disperato bisogno di qualcuno che dia loro delle regole e che li ascolti. Si sentono invisibili, per questo soffrono. E ognuno ha il proprio modo di dimostrare la sofferenza, chi si chiude, chi mette una maschera, chi infila una cazzata dopo l’altra. Noi, che abbiamo pochi anni più di loro e ci siamo appena usciti dall’adolescenza, noi che ce lo ricordiamo ancora il conflitto con i genitori, la scuola, le droghe, gli amori difficili, perchè non tendere una mano? Loro sono il futuro, un futuro impaurito. Anche noi quasi trentenni abbiamo le nostre di paure, che a volte sembrano giganti, allora, creare relazioni, forse può aiutare tutti. Provate a raccontare un vostro fantasma ad un 16enne, vi darà la soluzione che voi non riuscite a vedere. Amo questo lavoro perchè non lascia soli, non abbandona, sicuramente non sarà il lavoro della mia vita, ma di certo arricchisce molto più di altri impieghi diciamo.. più glamour.
ps. lei, in un leggero pomeriggio di giugno, contemplava, sola, fontana di Trevi… d’un tratto un uomo, affascinato, la avvicino è le rivolse queste parole “signorina, ma quanto è bella… è per caso incinta?”. INCINTA?! Ma sei scemo? Vai via… VELOCE.