
Roma, 16 dicembre 2009 – Ore di attesa per i fan dei Red Hot Chili Peppers. John Frusciante, il chitarrista simbolo della band, torna a far parlare di sé per una probabile rottura.
Secondo voci che circolano sul web, il musicista avrebbe nuovamente lasciato il gruppo di Anthony Kiedis, Flea e Chad Smith. Il sito Musicradar, infatti, sostiene che sarebbe già stato trovato un sostituto di Frusciante, Josh Klinghoffer, che starebbe già suonando con i Red Hot già da alcuni mesi. Sempre secondo Musicaradar, il chitarrista avrebbe preso questa decisione volendo dedicarsi sempre di più ai suo progetti personali. “Tutta la macchina organizzativa di una grand rock band non lo attrae più” ha spiegato la fonte, “è interessanto solo ad occuparsi dei suoi progetti e dei suoi album solisti”.
La notizia fa particolarmente scalpore, visto che Frusciante lasciò la band già una prima volta nel 1992, quando si allontanò per disintossicarsi dall’eroina e per i continui litigi con gli altri membri del gruppo. Fu sostuito da Dave Navarro, chitarrista dei Jane’s Addiction, fino al 1999, quando il ritorno di John segnò anche il grande successo di ‘Californication’.
Circa 10anni fa leggevo per la prima volta Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Era il secondo anno del liceo e fu la prof di Lettere a darcelo in lettura. Scettica, ovviamente, perchè era un consiglio di una autorità che, al tempo, non rispettavo dovutamente, inziai la lettura. Una sera mi bastò per innamorarmi di quelle pagine adolescenziali, piene di vita e passione distruttiva e amore, quell’amore disperato e allo stesso tempo leggero come una brezza primaverile. Ero io, lì dentro. Quel sentirsi stretti in uno schema non nostro, la voglia di fare un salto fuori dal cerchio che ci era stato disegnato attorno. La voglia di amare e urlare contro ciò che scandalosamente non andava. Ero pura dinamite. Erano i mesi dei Red Hot Chili Peppers ascoltati a ripetizione, a consumare i cd, comprati con i primi risparmi. I mesi dei pomeriggi passati con la Paola, in camera con la musica alta, sdraiate sul letto a immaginarci grandi, a fantasticare sul cosa avremmo voluto fare. Volevamo andare via, essere indipendenti da tutto, pensavamo di non avere bisogno di nulla. Eravamo invincibili. Passavamo le giorante in giro, noi due. Quel pomeriggio in scooter, in cui ad un tratto iniziò a piovere violentemente e noi cantavamo, fino a farci bruciare la gola, contro il vento e la pioggia, lo ricordo come fosse ieri. E la telecamera sempre con noi, per carpire quei momenti di essenziale energia, perchè non volevamo finire mai. Nemmeno nel ricordo. Eravamo io, la Paola, la Marcy e la Trù, domenica scorsa, sdraiate sui lettini del thermarium di un club privato; come dieci anni fa, sdraiate nella palestra del Sigonio a far finta di star male per non fare fisica. Ora parliamo di lavoro, di viaggi, di case, di cose fatte e di cose che faremo; le voci sono le stesse, ma hanno un suono più concreto. Mentre ci guardavo, sbirciando da dietro il sipario, mi chiedevo se ci fossimo, in qualche modo, negli anni tradite; e, da un lato, è vero che non siamo più le stesse; io, ad esempio, pensavo che sarei diventata un’artista, che avrei passato le mie giornate a leggere e scrivere e disegnare e contemplare la natura (e le serate a sbronzarmi moltissimo), non è stato così, ora non ho più tutta quella rabbia verso il sitema, le istituzioni, la famiglia, sono più serena. Sì, forse ho tradito la rabbia di quella adolescente con le catene ai polsi che scappava via di notte, ma non mi sono sottomessa. Ho capito, maturando, duramente, che la felicità c’è, ma si ottiene costruendo, non distruggendo. Che nessun posto è lontano, se siamo noi a raggiungerlo, con una volontà capace di scardinare qualsiasi briglia. Io un salto fuori dal cerchio l’ho fatto, ho deciso di essere padrona della mia realizzazione, ho deciso di essere il mio mezzo.
Come John, ho fatto i miei dieci anni sfrenati, di follia, all’apice, disgreganti; ora esco dal gruppo, dal gruppo della me immatura e senza cammino, e continuerò con gli eccessi forse, ma con una stella da seguire.
A rileggere le frasi di quel libro oggi, mi viene da sorridere. Perchè sono un po’ infantili e non sono più il mio specchio, ma hanno ancora quella luce, quella freschezza, che, in fondo, non voglio perdere.
“e a inizio marzo splendeva già il bel tempo in città, e ogni mattina Dio srotolava un cielo talmente azzurro con certe nuvole d’ovatta candida appese in lontananza che era impossibile non ghignare di felicità e affacciarsi al balcone o uscire in strada e resistere alla tentazionedi gridargli: grazie capo, non lo dimenticheremo!”
E.Brizzi – Jack Frusciante è uscito dal gruppo


